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Patto più leggero. E per tutti

Ridurre gli obiettivi del patto di stabilità per liberare investimenti. Èquesto l’impegno del governo nei confronti dei comuni per la prossima legge di stabilità. Ma per il momento non è possibile pensare a un’esclusione dei mini enti dall’applicazione dei vincoli di bilancio. Un esonero che da solo vale circa 800 milioni sul bilancio dello stato. Ecco allora che la strada maestra per i municipi da 1.000 a 5.000 abitanti, soggetti al Patto dal 2013, resta l’associazionismo.

Confluendo nelle unioni o fondendosi con altri, i piccoli comuni possono infatti godere di numerose facilitazioni finanziarie, tra cui appunto l’esonero dal Patto. Rispondendo a una serie di interrogazioni al senato, il ministro per gli affari regionali Graziano Delrio, ha tracciato le direttrici su cui il governo Letta, dopo aver incassato la fiducia delle camere, si muoverà in materia di finanza locale. «Grazie al Patto i comuni hanno fatto registrare saldi positivi per 4,5 miliardi, ma ora c’è un impegno preciso del governo a rivederlo anche perché le regole italiane costituiscono un’anomalia nell’Ue», ha detto il ministro.

«L’orientamento del ministero dell’economia è di semplificare la disciplina, riducendo gli obiettivi per liberare investimenti e rafforzando il patto regionalizzato». Saranno questi, dunque, i criteri della riforma che sarà contenuta nella legge di stabilità 2014. E che il governo discuterà nella Conferenza per il coordinamento della finanza pubblica. L’organismo, istituito con il federalismo fiscale, quale sede di conciliazione degli interessi delle amministrazioni centrali e locali, non è mai stato convocato.

E anche per questo l’esecutivo Letta vuole dare un segnale di discontinuità col passato. Riformare il Patto è infine necessario se si vuole evitare di trovarsi nuovamente tra qualche anno alla prese con una mole di debiti non pagati da parte delle p.a. «Certo, una buona programmazione dei flussi finanziari dovrebbe consentire di non trovarsi con debiti che non si possono pagare per non sforare gli obiettivi contabili», ha ammesso il numero uno di via della Stamperia, «tuttavia è innegabile che la causa ultima dei mancati pagamenti sia proprio la rigidità del Patto».

Nella legge di stabilità 2014 troverà poi posto la disciplina della service tax, il nuovo tributo che secondo Delrio diventerà «il pilastro del federalismo fiscale». E a chi gli chiedeva lumi (il senatore Aldo Di Biagio di Scelta civica) sulla messa in mobilità dei dipendenti delle partecipate, contenuta nel dl 101/2013 all’esame del senato, e sull’impatto che questa potrebbe avere sulla finanza pubblica, Delrio ha ammesso le difficoltà nell’approvvigionamento dei dati su numero di dipendenti e debiti (difficoltà confermate anche dal ministro della funzione pubblica Gianpiero D’Alia, si veda altro pezzo in pagina). Il che rende imprescindibile, secondo il ministro, la riforma delle partecipate. «È una priorità come la modifica del Patto. Dobbiamo aiutare queste società a privatizzarsi progressivamente, rendendole al contempo più efficienti».

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