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Patto orizzontale, ultima chance

Il ritardo nell’emanazione del decreto ministeriale attuativo rischia di precludere, per il 2011, l’applicazione del patto regionale orizzontale; in tal caso, per vedersi allentare i vincoli di finanza pubblica, comuni e province potrebbero contare solo su quello verticale. Per alleggerire il patto di stabilità interno degli enti locali le regioni possono avvalersi di due strumenti: 1) il patto regionale «verticale», che consente loro di autorizzare un peggioramento del saldo programmatico di comuni e province, via aumento dei pagamenti in conto capitale, compensandolo con una riduzione di pari importo dell’obiettivo regionale di cassa o di competenza; 2) il patto regionale «orizzontale», attraverso cui le stesse regioni possono operare compensazioni fra gli obiettivi di comuni e province, fermo restando l’importo dell’obiettivo complessivamente determinato per gli enti locali di ciascuna regione. Per ognuno di questi due strumenti, la legge di stabilità 2011 (legge 220/2010 e s.m.i.) ha previsto meccanismi applicativi parzialmente differenti. Per il patto regionale verticale si è previsto che siano gli enti locali a doversi attivare, comunicando alla propria regione l’entità dei pagamenti da sbloccare. Ciò entro il 15 settembre (giovedì prossimo), anche se alcune regioni hanno anticipato la tempistica, avvalendosi delle proprie prerogative normative in materia. In effetti, l’art. 1, c. 138-bis, della legge 220/2010 (come modificata, sul punto, dalla legge 10/2011) prevede che ciascuna regione possa disciplinare autonomamente i criteri di intervento e le modalità operative, previo confronto in sede di Consiglio delle autonomie locali e, ove non istituito, con i rappresentanti regionali delle stesse. Per il patto regionale orizzontale, viceversa, il successivo comma 141 ha previsto che i criteri attuativi debbano essere stabiliti con decreto del ministero dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza unificata. Sui contenuti di tale provvedimento, nei mesi scorsi si è aperto un dibattito piuttosto acceso, che ha visto contrapporsi dapprima comuni e province (con i primi fermamente contrari al riconoscimento di un ruolo di coordinamento a favore delle seconde) e successivamente Mef e regioni speciali (con queste ultime a rivendicare il rispetto della maggiore autonomia loro concessa dai rispettivi statuti). Il varo del decreto, quindi, è stato più volte rimandato e tale ritardo rischia di compromettere, almeno per quest’anno, l’applicazione dello strumento. Per espressa previsione dell’art. 1, comma 142 della legge 220/2010, infatti, gli interventi regionali devo essere definiti prima del 31 ottobre. Entro tale termine, espressamente qualificato come perentorio, le regioni sono chiamate a numerosi adempimenti: ricevere le segnalazioni degli enti locali (sia quelli disposti a cedere quote del proprio obiettivo, sia quelli, prevedibilmente più numerosi, che richiedano un sostegno), concordare con le autonomie locali le modalità di azione, rimodulare, con proprio provvedimento, gli obiettivi dei comuni e delle province interessati e, infine, comunicare al Mef gli elementi informativi occorrenti per la verifica del mantenimento dell’equilibrio dei saldi di finanza pubblica. Il tempo, quindi, sta per scadere, anche perché, come chiarito nei giorni scorsi dal Mef in risposta a un quesito, in mancanza del decreto attuativo le regioni non possono agire, neppure quelle che (come la Toscana o l’Emilia Romagna) abbiano adottato una legge che disciplina dettagliatamente la materia. Il punto, invero, è un po’ delicato, considerato che, per consolidata giurisprudenza costituzionale, il patto afferisce al coordinamento della finanza pubblica, ovvero ad un ambito di competenza legislativa concorrente. Ma via XX Settembre non sembra intenzionata a fare sconti. Verosimilmente, la prossima Conferenza unificata, calendarizzata per il 22 settembre, rappresenta l’ultima chiamata possibile, anche perché la successiva seduta è fissata per il 13 ottobre, decisamente troppo in là. Senza le compensazioni orizzontali, gli unici sconti sul patto 2011 saranno quelli concessi verticalmente dalle regioni, anche perché non sembrano esservi margini, malgrado le pressioni in tal senso di Anci e Upi, per lo sblocco di una quota dei residui passivi in conto capitale.

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