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Patto di stabilità soft. Per pochi

La torta, come previsto, sarà esigua: 480 milioni di euro. E lo sarà ancor di più se si considera che la cifra stanziata dal governo per ammorbidire il patto di stabilità degli enti locali dovrà essere prioritariamente impegnata per finanziare tutta una serie di esclusioni dai vincoli contabili: dalle spese sostenute dal comune di Milano per l’organizzazione dell’Expo 2015 a quelle del comune di Parma per l’Agenzia europea, dai costi sopportati per adempiere alle ordinanze di protezione civile agli investimenti in conto capitale deliberati dai comuni della provincia de L’Aquila. Quel che resterà, se resterà qualcosa, andrà alla generalità dei municipi. Ma è improbabile, dicono i diretti interessati con in testa il presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino (si veda altro articolo in pagina), che stante la scarsità delle risorse in campo e l’elevato numero di invitati chiamati a spartirsele in via prioritaria, possa residuare qualcosa di significativo per sindaci e presidenti di provincia. Rispetto alle anticipazioni sulla riduzione del Patto (pubblicate su ItaliaOggi del 10/11/2010), la vera novità delle norme contabili per gli enti locali, contenute nel maxiemendamento alla legge di stabilità, consiste proprio nella lunga serie di eccezioni concrete che hanno trovato posto nell’ultimissima versione depositata dal governo in commissione bilancio della camera. A cui vanno aggiunti 344 milioni che costituiscono l’integrale rimborso Ici prima casa 2008. Il patto di stabilità di comuni e province. Per centrare il saldo obiettivo previsto dai vincoli contabili i comuni con più di 5.000 abitanti e le province dovranno applicare alla media della spesa corrente registrata negli anni 2006-2008, così come desunta dai certificati di conto consuntivo, le seguenti percentuali (si veda ItaliaOggi del 10/11/2010): a) per le province 8,3% nel 2011 e 10,7% nel 2012 e 2013; b) per i comuni 11,4% nel 2011 e 14% nel 2012 e 2013. Il risultato ottenuto dovrà essere diminuito dell’importo dei tagli ai trasferimenti erariali disposti dalla manovra correttiva (legge 122/2010) e subirà un’ulteriore riduzione del 50% della differenza tra vecchi (dl 112/2008) e nuovi obiettivi se questa risulta positiva. In caso contrario il saldo dovrà essere incrementato del 50%. L’obiettivo strutturale che gli enti locali dovranno raggiungere dall’anno prossimo sarà il saldo zero in termini di competenza mista (differenza tra accertamenti e impegni, per la parte corrente e tra incassi e pagamenti, per la parte in conto capitale). Fin qui le regole di carattere generale. A cui però fanno seguito le deroghe per casi particolari che rischiano di erodere lo stanziamento liberato dal ministero dell’economia. Si prevede, innanzitutto, che con dpcm da emanare entro il 31 gennaio 2011, possano essere stabilite misure correttive del Patto 2011 per tenere conto delle «spese relative a interventi necessari in ragione di impegni internazionali». Il tetto massimo di indebitamento netto generato da tale misura non potrà superare i 480 milioni di euro. E ancora, nel saldo finanziario di competenza mista non dovranno essere considerati i trasferimenti statali e le spese sostenute da province e comuni per l’attuazione delle ordinanze di protezione civile, così come le risorse provenienti direttamente o indirettamente dall’Unione europea. Fuori dal Patto anche i costi del prossimo censimento Istat. I comuni della provincia dell’Aquila in stato di dissesto potranno escludere dal saldo rilevante ai fini del Patto relativo a ciascun esercizio finanziario del biennio 2011-2012 gli investimenti in conto capitale deliberati entro il 31 dicembre 2010, anche a valere sui contributi già assegnati negli anni precedenti, fino alla concorrenza massima di 2,5 milioni di euro annui. Analogo trattamento di favore è stabilito per i comuni di Parma e di Milano. Il primo non dovrà considerare nel saldo finanziario di competenza mista le risorse provenienti dallo stato e le spese sostenute dal comune per la realizzazione della Scuola per l’Europa. Il budget sarà limitato a 14 milioni per ciascuno degli anni 2011/2013. Palazzo Marino potrà invece non calcolare nel Patto le risorse statali e le spese sostenute per la realizzazione dell’Expo 2015. L’esclusione delle spese opererà nel limite dell’importo di 480 milioni di cui sopra. Per il triennio 2011-2013 tutti i comuni (e non più come originariamente previsto solo quelli con più di 5 mila abitanti) e le province non potranno aumentare la consistenza del proprio debito in essere al 31 dicembre dell’anno precedente se la spesa per interessi supera il limite dell’8% delle entrate relative ai primi tre titoli del bilancio del penultimo anno precedente a quello in cui viene prevista l’assunzione dei mutui (si veda ItaliaOggi del 28/10/2010). Negli enti che non hanno rispettato il patto di stabilità le indennità di funzione e i gettoni di presenza saranno ridotti del 30% rispetto all’ammontare risultante alla data del 30 giugno 2008. Resta confermata, infine, sino all’attuazione del federalismo fiscale, la sospensione del potere degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote e delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti, fatta eccezione per gli aumenti relativi alla tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) e per quelli previsti dal dl 78/2010.

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