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Patto con i comuni per le città

Il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, ci crede e ormai lo va ripetendo in ogni sede: la strada da imboccare di corsa è quella di lavorare a riqualificare le città, sbloccando i piani per le piccole opere cantierabili in maniera da ridare ossigeno alle piccole e medie imprese che formano l’ossatura dell’associazione.
L’ultima volta l’ha ripetuto sabato a Torino, dove l’Associazione nazionale dei costruttori edili ha organizzato una due giorni per capire il futuro guardando all’impegno delle imprese espresso nel passato impegnate a costruire le infrastrutture che hanno fatto moderna l’Italia dall’Unità. Un modo per celebrare i 150 anni d’Italia che l’Ance ha voluto associare anche alla premiazione delle proprie imprese che hanno compiuto un secolo e più di attività e che di crisi ne hanno superate molte (si veda box qui a fianco). La due giorni torinese, intitolata «1861 l’impresa di costruire il Paese», all’interno di Dna Italia, il salone per le tecnologie applicate all’edilizia e ai beni culturali, storico, artistici, che si è svolto al Lingotto, è servita a fare un bilancio anche all’interno dell’associazione che, ha sottolineato Buzzetti, ora più che mai riveste un ruolo determinante perché da soli, ha affermato il presidente, «non si risolvono i problemi e per questo bisogna difendere l’associazione, perché senza è peggio». E chi vuole intendere intenda. Ai suoi il presidente Buzzetti ha fatto un discorso conclusivo di incoraggiamento a proseguire l’attività delle imprese, a non chiudere di fronte al restringimento del mercato, di guardare avanti credendo nei progetti di innovazione nonostante la crisi, il credit crunch, il sistema burocratico che allunga i tempi e che va cambiato. Nel Buzzetti-pensiero c’è la convinzione si debba ricostruire il Paese come nel Dopoguerra e per questo bisogna guardare, ha detto, al risanamento del territorio, alla costruzione delle infrastrutture, alla manutenzione e l’adeguamento delle scuole. Un discorso politico, il suo, nel tirare le fila della due giorni dove la categoria ha affrontato i problemi da sempre denunciati sul mercato, burocrazia, risorse, tutela dell’ambiente. Tanto da fargli dire che da ora in poi non si potrà più navigare in nome dell’emergenza, quella ambientale di questi giorni è la più grave. «Basta, da ora in poi ogni sindaco deve dire che cosa vuole fare nei prossimi cinque anni». Pretende programmi dalla pubblica amministrazione. E riforme di quel mercato che ha visto sottrarre 28 miliardi l’anno di lavori tolti alla competizione delle gare fra le imprese. Più trasparenza, più mercato, e più risorse, sbloccare quello che ha portato oggi a bloccare il mercato e inceppare il sistema. E le cifre del disastro le ha date il senatore Mario Baldassarri, presidente del Centro studi economia reale. «Nelle note di aggiornamento della Dep si trovano i costi della politica: 95 mld di tasse in più di qui al 2013, e gli investimenti in infrastrutture tagliati di 15 miliardi», ha detto. «Negli ultimi cinque anni gli investimenti per le opere sono stati dimezzati scendendo da 60 a 35 miliardi di euro. Così si frena la crescita».

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