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Patrimonio pubblico, un tesoro da 300 miliardi

Da fattore di costo a motore per la ripresa del mercato. E’ la sfida che in questi mesi coinvolge il patrimonio immobiliare pubblico, considerato che tra economisti, politici e tecnici dei ministeri, negli si sono susseguiti diverse proposte per cercare di valorizzare un patrimonio che lo stesso Tesoro valuta in oltre 300 miliardi di euro. Una parte dei quali può essere messa sul mercato, in modo da garantire nuovi fondi da destinare all’abbattimento del debito pubblico (con benefici immediati sugli interessi che lo Stato deve pagare) o quanto meno servire da garanzia per operazioni di rilancio dell’economia. Tutte le iniziative prospettive si scontrano, tuttavia, sulle difficoltà di valorizzazione di questo patrimonio. In sostanza, vendendo oggi gli immobili si incasserebbe molto meno di quanto sarebbe invece possibile ottenere in condizioni migliori di mercato e a fronte di edifici riportati a nuovo con una serie di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Peccato che anche questi lavori – che potenzialmente potrebbero fornire una boccata d’ossigeno a tutto l’indotto dell’immobiliare – abbiano dei costi, e reperire le risorse in questa fase non è certo facile. Questi sono stati alcuni dei temi affrontati in un recente convegno organizzato da Ifel e Fondazione Anci, dal titolo emblematico: “Possono gli immobili pubblici muovere il Paese?”. Per il direttore generale di Assoimmobiliare, Paolo Crisafi, la valorizzazione è una strada obbligata in questa fase non solo perché risponde alla necessità di ridurre i costi della Pubblica Amministrazione, ma anche perché può agire da sprone per l’economia. Senza trascurare il suo possibile impatto in un piano di abbattimento del debito pubblico. Per far sì che il patrimonio pubblico crei ricchezza nel Paese è necessario migliorare l’immagine del settore immobiliare e «definire nuovi modelli di sviluppo delle città italiane fondati sul recupero ecosostenibile del patrimonio esistente», ha spiegato Crisafi. Aggiungendo che è necessario garantire un dialogo continuo con la Pa, «per razionalizzare, semplificare e omogenizzare le normative fiscali e urbanistico-edilizie». Il terzo soggetto da coinvolgere nello sforzo di rilancio del settore è quello bancario, tanto che Crisafi ha auspicato rapporti più stretti anche l’Abi «per migliorare i modelli di analisi dei progetti immobiliari da parte degli istituti di credito». Presente all’incontro anche Roberto Reggi, presidente Fondazione Patrimonio Comune, per il quale il grande nodo da sciogliere è la continua evoluzione normativa: da qui la necessità di garantire maggiore stabilità al mercato «affinché il processo di valorizzazione del patrimonio possa effettivamente prender corso e portare a buoni risultati». Un concetto ribadito da Alessandro Cattaneo, vice presidente Anci e sindaco di Pavia, che ha ricordato come l’Italia abbia un ampio patrimonio immobiliare che può essere una risorsa per la nostra economia, a patto che venga valorizzato a dovere: «Gli strumenti e l’esperienza ci sono, servono tuttavia decisioni chiare e coraggiose».

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