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Partenza in salita per il federalismo regionale

I toni sono apparentemente aspri, ma la trattativa è aperta. Il Pd incalza governo e maggioranza su federalismo regionale e sanità: così com’è «il decreto e devastante», ma se cambia «siamo pronti a sostenerlo». Altrimenti sarà muro contro muro in bicamerale come già sul fisco comunale. «Studiamo le proposte, poi vediamo le carte», apre cautamente Umberto Bossi. E il relatore di maggioranza, Massimo Corsaro (Pdl), aggiunge: bene il confronto, ma se «con ragionamenti pretestuosi» si pensa di smontare il decreto, «siamo pronti ad andare avanti da soli». Molte delle carte saranno scoperte oggi. Nel pomeriggio governo e regioni torneranno a confrontarsi su come dare attuazione all’accordo del 16 dicembre: in ballo ci sono almeno 475 milioni per il trasporto pubblico locale promessi ai governatori, ma anche la loro partecipazione al finanziamento degli ammortizzatori sociali nel 2011. I ministri Fitto e Calderoli hanno confermato che le promesse saranno mantenute, tenendo però separato dall’accordo il destino del federalismo fiscale regionale. Sono due facce della stessa medaglia, ha ribadito Vasco Errani (Emilia Romagna, Pd) per i governatori. «L’importante è che si incontrino e che non rimangano rette parallele», ha ribadito Roberto Formigoni (Lombardia, Pdl). Intanto il Pd, in attesa delle mosse della maggioranza, ha presentato 12 proposte di modifica al decreto. «Va evitato un impatto devastante su cittadini e imprese», ha detto il vicepresidente della bicamerale Marco Causi. I democratici sono pronti a trattare fino all’ultimo per arrivare a una relazione congiunta con la maggioranza, ha chiarito il relatore di minoranza Francesco Boccia fissando i paletti del Pd e chiarendo anzitutto che «non è negoziabile la garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni sociali». Oltre a un percorso per individuare i Lep e alla fiscalizzazione dei tagli della manovra estiva, il Pd è pronto a insistere su addizionale Irpef e Irap: nel primo caso cancellando le detrazioni regionali che rischiano di intaccare progressività e scaglioni di reddito; per l’Irap, invece, aumentando i margini attuali di manovrabilità dell’aliquota magari a vantaggio solo delle start up. Altro capitolo cruciale è la sanità: da una parte va distinto il «fabbisogno finanziabile» dal «fabbisogno standard», dall’altra si propone un benchmark tra 5 regioni anziché 3 e criteri di riparto dei fondi che non considerino solo l’età della popolazione ma anche le condizioni socioeconomiche e il gap infrastrutturale. Oggi la partita torna in bicamerale, dove c’è parità assoluta di voti (15 a 15) tra maggiorana e opposizione. Almeno a parole il governo è pronto a trattare per arrivare a un parere condiviso. «Voglio vedere le carte», ha detto Calderoli rinviando qualsiasi soluzione all’autonomia parlamentare. I tempi sono formalmente strettissimi: il parere dovrebbe arrivare entro venerdì 11 e la proroga ? venti giorni al massimo ? sembra sempre più vicina ma è legata alla volontà reale di giungere a un accordo. Altrimenti si ripeterebbe lo stesso braccio di ferro del fisco comunale che la Lega ha tutto l’interesse di evitare.

I PUNTI DA MODIFICARE

Le principali proposte del Pd
Prevedere un percorso per individuare i livelli essenziali delle prestazioni (lep)
Nettizzare i tagli della manovra estiva
No all’Irpef spezzatino che si crea con detrazioni e deduzioni regionali
Irap manovrabile ma non azzerabile
Cinque regioni benchmark al posto di tre e inserimento del gap infrastrutturale tra gli indicatori delle condizioni territoriali

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