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Partecipate «salve» nell’84% dei casi

Slitta al 2013 l’obbligo di cessione delle partecipate per i comuni sotto i 50mila abitanti: una misura che coinvolge sulla carta l’84% degli enti dell’area. L’appuntamento, atteso per fine 2011, viene rinviato di due anni grazie al decreto milleproroghe e i comuni dell’area tirano un respiro di sollievo. La manovra sulle liberalizzazioni impediva infatti ai comuni al di sotto dei 30mila abitanti di detenere società, mentre ne permetteva una sola a quelli fino a 50mila, il tutto entro il 31 dicembre 2011, eccetto nel caso in cui le società già costituite avessero avuto il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi. Dai dati pubblicati a consuntivo per il 2009 dalla Consoc, il centro elaborazione dati della funzione pubblica – nell’ambito di comunicazione trasparenza – il totale dei comuni del Centro-Nord che hanno dichiarato il possesso di società partecipate sono 846: di questi, 793 sono al di sotto di 30mila abitanti e 23 fino a 50mila (mentre 30 oltre i 50mila). Quindi ben 816 comuni (su un totale di 966 comuni del Centro-Nord) hanno segnalato il loro caso, nonostante tale dichiarazione non sia obbligatoria. In effetti la legge 244 del 24 dicembre 2007 (comma 43, articolo 3) ha abrogato il comma 593 della legge 296 del 27 dicembre 2006 – finanziaria 2007 – che stabiliva l’obbligo da parte dei comuni di ottemperare, abolendo le sanzioni. In definitiva, i comuni che non hanno dichiarato potrebbero non avere società partecipate oppure aver scelto di non adempiere all’obbligo, ma i dati pubblicati sono comunque rilevanti e, nel Centro-Nord interessano particolarmente l’Umbria, un territorio caratterizzato dalla presenza di molte piccole realtà. Sono 81 infatti i comuni (su un totale di 92) ad essere interessati dal rinvio. «In termini generali ritengo che le proroghe non siano di per sé un elemento positivo ? dichiara Wladimiro Boccali, sindaco di Perugia e presidente Anci Umbria -. La proroga specifica relativa alle dismissioni delle partecipazioni in società detenute dai comuni di minori dimensioni è comunque positiva poiché concede più tempo per provvedere e introduce correttivi alle disposizioni che nella versione originale non erano presenti e che l’Anci stessa aveva richiesto». Secondo Boccali «i comuni interessati dalle disposizioni in questione sarebbero stati in difficoltà anche perché tecnicamente le dismissioni e le liquidazioni delle partecipazioni sono piuttosto difficili; il sistema dei comuni umbri ritengo che non abbia abusato degli strumenti societari e anzi, nei settori dei servizi pubblici, come ad esempio nei trasporti, nell’igiene urbana e nel sistema idrico, sono già state operate razionalizzazioni e le presenze dei piccoli comuni nelle compagini societarie – che gestiscono servizi – ritengo invece che siano fondamentali ed indispensabili per governare i servizi pubblici locali secondo logiche di ambito territoriale». Anche Anci Toscana accoglie con soddisfazione la proroga contenuta nel provvedimento approvato. «È un sospiro di sollievo per le amministrazioni comunali coinvolte ? sottolinea Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno e presidente Anci Toscana -. La proroga in questione è positiva per tutto l’universo comunale, ma non basta; occorre aprire con il Governo un tavolo di discussione e confronto sul merito della vicenda. Noi siamo coscienti del fatto che i comuni possano e debbano rafforzare la loro contabilità in termini di bilancio consolidato».

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