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«Partecipate in cura dimagrante»

Le avrà sentite dolci come il miele, Virginio Merola, le parole del cardinale Carlo Caffarra, che durante la consueta omelia per la festività del patrono, il 4 ottobre, ha indicato nella «sussidiarietà» la chiave per il futuro di Bologna. E sul punto il sindaco – che sull’integrazione da aumentare fra pubblico e privato nei servizi si era già pubblicamente espresso – dopo le polemiche degli ultimi giorni (in città il ruolo del pubblico per certi versi è un tabù) rilancia: «La sussidiarietà è la vera svolta». Ragionamento semplice: a Bologna c’è un alto livello di servizi, che se messi a sistema possono costituire «un volano di sviluppo, tanto più in un periodo di crisi come questo». A dare la spinta saranno poi una drastica cura dimagrante sulle partecipate; la riqualificazione di porzioni della città e le opere pubbliche. E se sul Metrò si aspetta il responso da Roma per poter dirottare i fondi su altro, per il People mover, la sopraelevata che collega stazione e aeroporto, i lavori «potrebbero iniziare a marzo». Da qui deve partire «il rinnovamento di cui la città ha bisogno». In campagna elettorale disse di voler essere eletto al primo turno, come è accaduto, anche per vincere le resistenze dei conservatori nel suo partito. Risultato raggiunto? I conservatori ci sono. Al momento non hanno molto da dire perché stiamo mantenendo gli impegni. Bologna ha bisogno di prendere decisioni che non prende da anni, anche per colpa di una logica di accordi al ribasso: ci si riduceva a fare poco per non darsi fastidio a vicenda. Poteri forti? Direi poteri deboli, che si sommano. E il tutto si è tradotto in immobilismo. Il meccanismo finalmente si sta spezzando. Le categorie e i sindacati condividono il messaggio e il 24 ottobre ci sarà la seduta d’insediamento per il Piano strategico. Avvieremo una discussione partendo dall’individuazione di misure anticrisi per accompagnare la discussione sul bilancio. Cosa deve fare il Comune? Cosa i sindacati e le associazioni? E il Comune cosa deve fare? Servirebbe un allentamento del Patto di stabilità, utilizzando i soldi per pagare le imprese piuttosto che per generare avanzi. Dal canto nostro possiamo innanzitutto sfruttare la leva della sussidiarietà. Per i nidi oppure i servizi sociali di assistenza agli anziani si devono analizzare le esperienze già messe in campo da aziende e dare loro una logica di sistema. Insomma, una possibilità di impiego partendo da un “patrimonio” esistente. Ma servono anche investimenti… Vogliamo accelerare sul project financing, sia sui servizi educativi sia sulle opere pubbliche. In una fase di risorse e trasferimenti calanti sarà determinante. In futuro i Comuni dovranno progettare sempre di meno e controllare di più. Dalla riqualificazione, poi, possono venire importanti opportunità. Abbiamo molti contenitori di aree dismesse, ferroviarie, ex militari, ex aree produttive. Sulle aree ferroviarie c’è un progetto di valorizzazione che sarà presentato a marzo 2012 da Nomisma, aggiudicataria del bando di Rfi. Su questi contenitori si gioca molto del futuro di Bologna, che se è impensabile far competere con Firenze e Venezia come città d’arte, può invece primeggiare nell’industria culturale e nell’economia della conoscenza. Riguardo al project financing, qualcuno potrebbe dire: «Basta che non si faccia come con il People mover» in cui il rischio di impresa rischia di venire ribaltato sul Comune. Sarà così? Mettiamo un punto fermo. A noi risulta che il People mover sia un progetto sostenibile, a partire dal numero di passeggeri che risponderà alle attese. I cantieri partiranno nel 2012? Siamo legati ai lavori di Rfi sull’Alta velocità. Ma ci hanno assicurato che dovremmo essere pronti per quella data. Si attende sempre un vostro placet sul progetto esecutivo. Quando arriverà? Lo stiamo valutando e, contestualmente, stiamo definendo l’ipotesi della società di gestione, con la possibile entrata di altri soci. Il nostro obiettivo è finire questa ricognizione entro novembre e per marzo avviare i lavori. Riguardo alla società di gestione, potremmo ottenere dal Ccc di rimanere e di non uscire, come previsto attualmente. La Sab (aeroporto) è interessata a partecipare e ci sono anche altri interlocutori privati. Intanto però si avvicina il bilancio. E molti, dinanzi all’ipotesi di tagli, puntano l’indice sui costi della politica. Bologna per giunte, consigli e consulenze spendeva nel 2009 oltre 27 milioni, contro i 15,7 di Firenze … Sono dati 2009 e ora c’è un’altra giunta. Abbiamo fatto molti interventi, fra cui l’abbassamento del 55% dei costi per lo staff del sindaco. I consiglieri sono scesi da 46 a 36. Onestamente, se parliamo di enti locali, non vedo grandi margini di riduzioni su giunte e consigli. Quello che possiamo fare, come stiamo già facendo, è intervenire sul vero problema: le partecipate. Si possono ridurre drasticamente le indennità, come abbiamo fatto nel caso della presidenza di Sab. Ma dobbiamo anche ridurre il numero dei componenti del Cda. Nel caso di Srm, che è un’agenzia per la mobilità locale, lo abbiamo praticamente azzerato. Il prossimo intervento? Lo faremo su una società territoriale di Hera, i cui componenti del Cda scenderanno da 7 a 3. Ripeto: sulle partecipate siamo pronti a fare la nostra parte. E lo dimostra anche il comitato nomine che ho istituito, cui pervengono tutti i curricula da valutare. È un grosso passo avanti. E sul tema privatizzazioni? Quelle entrate potrebbero rimanere bloccate dal patto di stabilità. Poi, scendendo nel dettaglio, se parliamo di Hera credo che anche la Lega, che su questo ha tanto battuto in campagna elettorale, non possa pensare ora di svendere le quote. Per Sab e BolognaFiere non ho alcun pregiudizio, se non uno. Ci sono un accordo urbanistico per il potenziamento della fiera e uno per il potenziamento dell’aeroporto. E da buon amministrazione prima valorizzo e poi eventualmente vendo. C’è un altro punto dolente: le spese del personale nel 2011 saranno 9 punti più alte della media nazionale. Faccio l’esempio delle scuole per l’infanzia. Il 65% del servizio è offerto dal Comune, con personale proprio. Quindi, per discutere seriamente non si può solo analizzare la quantità.

Fonte: Il Sole 24 Ore Centro-Nord

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