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Part-time e permessi per curare la famiglia

Fresca d’inchiostro (siglata da governo e parti sociali, Cgil inclusa, nella serata di lunedì), l’intesa sulla conciliazione dei tempi di lavoro e cura familiare all’insegna della flessibilità e della modulazione degli orari, è stata ieri una delle protagoniste dell’8 marzo, la festa della donna. La strategia per permettere ai dipendenti di occuparsi dei propri cari, senza rinunciare all’occupazione, intraprende, dunque, il suo cammino poiché, come ha spiegato un «soddisfatto» ministro del welfare Maurizio Sacconi, i firmatari «si accingono a un lavoro comune in un tavolo tecnico che avrà due fasi: la prima che dovrà concludersi in 90 giorni per accertarsi della possibilità di adottare le buone prassi, e la seconda che durerà 12 mesi»; scaduto il termine di un anno, le parti sociali avvieranno la verifica della messa in atto del programma, mentre la cabina di pilotaggio del piano di azione Italia 2020 per l’inclusione delle donne nel mercato effettuerà un suo monitoraggio per testarne l’efficacia. Di certo, un’allettante prospettiva per le organizzazioni datoriali è costituita dall’opportunità di «beneficiare delle misure fiscali di detassazione del salario di produttività». In base all’accordo, strumenti come il part-time, il telelavoro e la possibilità di usufruire di permessi (anche non retribuiti) per armonizzare l’attività lavorativa con l’impegno in famiglia, faranno un salto di qualità: sarà, infatti, sollecitata, anche attraverso la contrattazione di secondo livello, la distribuzione delle ore lavorative nell’arco della settimana, del mese, o dell’anno in risposta alle esigenze di mercato, ma, si legge nel documento, uniformandola «con il rispetto dei diritti e delle esigenze delle persone». A essere vivamente incoraggiata, in particolare, è la chance per il genitore, soprattutto per la madre, di sfruttare tempi più elastici in entrata e in uscita nei primi tre anni di vita del bambino, fermo restando il monte ore complessivo previsto dal suo contratto; le fasi della giornata da suddividere fra azienda e casa, inoltre, confluiranno nella banca delle ore (strumento di cui il dicastero di Sacconi stimola l’introduzione e, laddove sia presente, il suo ulteriore potenziamento), così come verranno studiate soluzioni per concedere i permessi per l’inserimento dei figli alla scuola dell’infanzia, o alle elementari, nonché per la trasformazione provvisoria del tempo pieno in parziale. Il testo sulla conciliazione punta anche a scongiurare uno dei maggiori traumi per la neomamma che torna al suo impiego: viene, infatti, puntualizzato che devono esserle assegnate le medesime mansioni che svolgeva prima della gravidanza o, comunque, l’incarico deve continuare a garantirne la professionalità e l’esperienza che la contraddistinguono. E a tal proposito, Federmanager, la federazione nazionale dei dirigenti d’azienda, che ha sottoscritto l’intesa, è convinta si debba, soprattutto nell’attuale stagione di crisi, «scommettere su un futuro di valorizzazione crescente delle risorse umane al femminile, dirigenza compresa».

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