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Parma si finanzia con le holding

L’ultimo è il progetto sull’housing sociale, o sulle «case popolari» come preferisce il ministro Giulio Tremonti che l’ha visitato lunedì, in cui il comune (tramite la holding Stt) mette 15 milioni. Poi c’è il «quoziente Parma», che taglia le tariffe alle coppie con figli, la «città a misura di famiglia», e via progettando. Tutte iniziative importanti, ma tutta roba che costa. Nell’ultimo preventivo (si veda «Il Sole 24 Ore» dell’8 novembre) il comune di Parma denunciava uno squilibrio corrente da 24 milioni, l’11,5% del bilancio, per dimensioni il secondo disavanzo comunale in Italia. Anche i revisori hanno storto il naso, perché l’equilibrio si raggiunge solo con «la previsione di entrate straordinarie, in misura proporzionalmente rilevante», ma non è una novità. Per pareggiare i conti, il comune negli ultimi anni ha giocato la carta dell’«autoac-quisto». Il meccanismo è semplice: il comune vende immobili alle sue partecipate, porta le entrate nei conti dell’ente e sposta le uscite su quelli delle società. Nel 2008 l’ex mercato bestiame (21 milioni, 25,2 con l’Iva, grazie a una rivalutazione di un bene inventariato a un valore molto inferiore) è andato al Centro agroalimentare (53,6% di quote del comune), nel 2009 Alfa e It City si sono comprati immobili per 6 milioni, e nel 2010 sono previste vendite di immobili per 17 milioni. Anche grazie a questo dare-avere, i conti del comune respirano, ma quelli delle partecipate soffocano. Il gioco delle società si riassume in Stt, la holding posseduta al 100% dal comune. Una scatola che contiene buona parte delle partecipazioni pubbliche: c’è l’infelice Metro Parma, la società che doveva costruire la metropolitana abortita ma già costata una trentina di milioni, oggi sotto la lente della procura; ci sono poi le Stu (trasformazione urbana) e, appunto, Alfa. È il braccio finanziario del comune, retto dal potente presidente Andrea Costa. Costituita a metà del 2009, dopo pochi mesi, a fine dell’esercizio 2009 Stt aveva in pancia debiti per 175 milioni (altri 150 li ha il comune, secondo il consuntivo 2008). Chi lo ha stabilito? L’agenzia Standard&Poor’s. Già perché Stt ha pure un rating, una tripla B: al limite inferiore del livello investment grade. A cosa serve un rating? A emettere obbligazioni evidentemente. Costa e la maggioranza si sono fatti forti di quel giudizio, omettendo un particolare chiave. Se il merito di credito fosse valutato considerando Stt a se stante (senza cioè il supporto finanziario del comune), il voto secondo S&P sarebbe una singola B, che connota le obbligazioni spazzatura. Una bella differenza. Stt sta in piedi solo perché si conta su di un eventuale supporto del comune. A fronte di quei 175 milioni di debiti, c’è capitale nella capogruppo per 35 milioni, ma non c’era a fine 2009 produzione di reddito. Certo ci sono immobili trasferiti dal comune su Stt. Ma quanto valgono? Difficile stabilirlo. Ma Costa è nel mirino per altri motivi. È azionista di Banca Mb, l’istituto milanese in amministrazione straordinaria. Cosa è successo? Che pochi giorni prima del commissariamento la Tep, altra partecipata parmense prestò a Mb qualche milioni di euro. Al di là del conflitto d’interesse, non ci sono già abbastanza guai a Parma per finanziare banche in difficoltà?

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