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Parlamentari a gettone

Il Ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, ha presentato la bozza di un d.d.l. di riforma costituzionale. Il testo sarà all’esame del pre-consiglio di questa mattina e potrebbe approdare al Consiglio dei Ministri già questa settimana. “È la vera risposta della Lega alla richiesta di taglio dei costi della politica”, fanno sapere dal Carroccio. Le novità più salienti riguardano la riduzione del numero dei parlamentari (da 630 a 250) e la modifica del loro stipendio: riceveranno l’indennità in base alla loro effettiva presenza in Aula e alla partecipazione ai lavori parlamentari. “I componenti della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica hanno il dovere di partecipare ai lavori dell’Assemblea e delle Commissioni – si legge nel testo -. Ricevono un’indennità stabilita dalla legge, in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione ai lavori secondo le norme dei rispettivi regolamenti”.
Il Presidente del Consiglio diventerà Primo Ministro e potrà chiedere al capo dello Stato lo scioglimento della Camera dei deputati. “Il Presidente della Repubblica può sciogliere la Camera dei deputati, sentiti il suo Presidente e i rappresentanti dei gruppi parlamentari, anche su richiesta del Primo Ministro”. Sarà istituito il Senato federale della Repubblica. Prevista anche l’accelerazione dei tempi di approvazione delle leggi. “I disegni di legge sono discussi e votati dalle Camere entro termini certi, secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Su richiesta del Governo, il termine per la conclusione dell’esame da parte di ciascuna Camera dei disegni di legge presentati o fatti propri dal Governo stesso e di quelli dei quali è dichiarata l’urgenza non può in ogni caso essere superiore a trenta giorni. Il regolamento della Camera dei deputati prevede le garanzie, le modalità e i limiti per l’iscrizione all’ordine del giorno di proposte e iniziative indicate dalle opposizioni, con riserva di tempi e previsione del voto finale”. La bozza prevede maggiori poteri al premier. La ratio della riforma costituzionale, si legge nella relazione illustrativa, è quella di voler “garantire una maggiore stabilità di Governo ed un rafforzamento del Premier, che assume la denominazione di Primo Ministro”. Non sarà più il presidente del Senato ma quello della Camera a svolgere le funzioni di supplente del Capo dello Stato in sua assenza. La norma riscrive l’articolo 86 della Costituzione e prevede che “le funzioni del presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal presidente della Camera dei deputati. In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del presidente della Repubblica – si legge ancora – il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se la Camera è sciolta o manca meno di tre mesi alla sua cessazione”. Non serviranno più 50 anni ma basterà aver compiuto 40 anni per essere eletto presidente della Repubblica. La legge elettorale per la Camera dei deputati dovrà garantire la formazione di maggioranze solide.  Il testo (33 articoli) uscito dal ministero di Umberto Bossi introduce nella Carta una indicazione fondamentale sul sistema di voto: “La legge disciplina l’elezione della Camera dei deputati in modo da favorire la formazione di una maggioranza”, recita il comma 3 del nuovo articolo 92 della Costituzione. “In questo modo – si legge nella relazione illustrativa – l’individuazione del Primo Ministro e della maggioranza che appoggia il Governo sarà facile ed immediata”.

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