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Palazzo Marino e Regione? Più affidabili dell’Italia

Nell’arco di una quindicina di giorni, tra il 20 di settembre e il 7 di ottobre, l’Italia ha incassato il declassamento dei rating delle tre principali agenzie: lo Stato ha perso cinque gradini in tutto, uno da S&P’s e Fitch e tre da Moody’s. Queste retrocessioni hanno colpito in ordine sparso gli enti locali e le Regioni, in alcuni casi per via di automatismi o tetti massimi, in altri casi per un deterioramento complessivo dell’andamento dell’economia e dei conti pubblici (debito, deficit, spesa pubblica, entrate tributarie) a livello nazionale e locale. La Regione Lombardia è riuscita, nel caso di Moody’s, a limitare i danni riuscendo a conservare un rating superiore a quello dello Stato: pur con un taglio di tre “notches”, la Lombardia è calata dalla “Aa1″ alla “A1″, un gradino sopra il rating sovrano. Ogni agenzia di rating applica la sua metodologia ai rating degli enti locali e quindi le varie retrocessioni subìte dall’Italia non si sono riflesse in modo uniforme sul mondo della finanza locale. In linea di massima, S&P’s non tollera rating superiori a quelli dello Stato e quindi quando l’Italia è stata declassata per gli enti locali è stato impossibile sfuggire alla mannaia: il Comune di Milano ha avuto lo stesso trattamento dello Stato, dalla “A+” alla “A”. S&P’s tuttavia rilascia anche un’altra pagella, quella che valuta l’affidabilità creditizia degli enti locali a prescindere dal tetto massimo imposto dal rating dello Stato: Milano ha conservato la “a+”, un gradino sopra lo Stato. Moody’s ha una visione diversa e sebbene i trasferimenti dal centro alla periferia siano un legame molto stretto tra lo Stato e i Comuni e le Regioni, tollera rating a livello locale superiori a quelli dell’Italia nel caso di economie molto solide e bilancio in ordine. Così al fianco della Provincia autonoma di Bolzano e Trento e della Cassa del Trentino, retrocessi dalla “Aaa” alla “Aa3″ di due gradini, la Lombardia, calata dalla “Aa1″ alla “A1″ è rimasta l’unica Regione a statuto ordinario a sfoggiare un rating superiore a quello dello Stato. Il Comune di Milano, nel caso di Moody’s, ha evitato la sferzata del calo di tre notches, passando dalla “Aa3″ (partendo un gradino già sotto la “Aa2″ dell’Italia) alla “A2″: ha quindi perso “solo” due gradini, allineandosi al rating dello Stato. L’ultima agenzia a muoversi è stata Fitch, il 7 ottobre. In questo caso i tagli sono stati molto lineari: a cascata, come nel caso del declassamento sovrano. La Regione Lombardia, la Provincia di Milano, i Comuni di Milano e Como hanno perso in via automatica la “AA-” per scendere alla “A+”. In tutto questo turbinio di lettere e di retrocessioni, con uno, due o tre gradini a seconda dei casi, un fatto è certo e uniforme. L’Italia, i suoi enti locali e le sue Regioni, salvo i rarissimi casi di autonomia e indipendenza dallo Stato, hanno perso lo status del rating “AA” entrando nella categoria della singola “A”. Questo deterioramento dell’affidabilità creditizia, in linea teorica, può avere ripercussioni negative sul costo della raccolta perchè molti investitori istituzionali e anche le banche (per via di Basilea2) tracciano una linea di demarcazione importante tra la AAA e la AA da un lato – che equivalgono alla massima solidità finanziaria – e le singole “A” e le “BBB” dall’altro lato: pur trattandosi di rating a livello d’investimento. I debitori più affidabili appartengono al club blasonato delle triple e doppie A. I rating degli enti locali e delle Regioni italiane hanno però cessato già da molto tempo di essere associati alle nuove emissioni di bond, di BoC, BoP o BoR: i rating sono nati essenzialmente con la funzione di indicatore di affidabilità per i prestiti obbligazionari collocati sul mercato dei capitali. Da svariati anni, invece, gli enti italiani con rating si finanziano direttamente presso la Cassa depositi e prestiti o tramite il sistema bancario: e tanto la Cdp quanto le banche usano i propri rating interni. Al di là delle retrocessioni, il costo della raccolta per Comuni, Provincie e Regioni italiani è comunque salito enormemente dopo lo scoppio della crisi della Grecia e a causa dell’aumento del premio a rischio (lo spread) pagato dallo Stato, dalla Cdp e dalle banche italiane. Lo spread sull’Euribor applicato dalla Cassa agli enti locali, alle Regioni e Province autonome per esempio, è più che raddoppiato da gennaio a ottobre di quest’anno, passando dal-l’1,20%-1,50% al 2,6%- 2,95 per cento

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