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Pagamenti p.a., stretta Ue sui ritardi

Per le imprese 180 miliardi di euro di liquidità. Per le p.a. un richiamo al rispetto dei tempi dei pagamenti. Il Parlamento europeo ha dato ieri il via libera a nuove norme per limitare i ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni nei confronti dei loro fornitori, nella maggior parte dei casi piccole e medio imprese. Il Parlamento ha stabilito che gli enti pubblici saranno tenuti a pagare entro 30 giorni i servizi o i beni acquistati; se ciò non accadrà dovranno pagare interessi di mora al tasso dell’8%. La direttiva “darà una migliore protezione ai creditori, nella maggior parte dei casi le piccole e medie imprese, nel rispetto della libertà dei contratti”, ha sottolineato in un discorso a Strasburgo il presidente della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso, che si è “congratulato con l’Aula per il lavoro fatto sulla nuova direttiva che combatte i ritardati pagamenti nelle transazioni commerciali”. “Voi sapete – ha aggiunto il numero uno dell’esecutivo di Bruxelles – quando questo regolamento fosse atteso dalle Pmi, il settore più importante della nostra economia”. Soddisfazione ha espresso il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, commissario responsabile per imprese e industria: “Il lavoro va retribuito tempestivamente – ha detto – . Questo è un principio fondamentale di correttezza, che però svolge anche un ruolo d’importanza cruciale ai fini della solidità di un’impresa, delle sue disponibilità finanziarie e del suo accesso a credito e finanziamenti. Di conseguenza – ha concluso – la nuova direttiva gioverà all’intera economia europea”.
In particolare, le nuove disposizioni stabiliscono che venga armonizzato il termine dei pagamenti effettuati dagli enti pubblici alle imprese: dovranno ‘saldare il conto’ dei beni e dei servizi acquistati entro 30 giorni. Per particolari circostanze il termine è esteso di altri 30 giorni. Le imprese, inoltre, devono regolare le fatture entro 60 giorni, a meno che non abbiano espressamente concordato altrimenti e che ciò non costituisca una condizione manifestamente iniqua. La norma prevede poi che alle imprese venga conferito il diritto automatico di esigere il pagamento degli interessi di mora e di ottenere un importo fisso minimo di 40 euro a titolo di indennizzo dei costi di recupero del credito. Esse potranno comunque esigere anche il rimborso di tutti i costi ragionevoli incorsi a tal fine. Il tasso di legge applicabile agli interessi di mora è stato aumentato e portato ad almeno 8 punti percentuali al disopra di quello di riferimento della Banca centrale europea(non è consentito agli enti pubblici fissare tassi inferiori per gli interessi di mora) ed è stato reso più facile per le imprese contestare in tribunale termini e pratiche manifestamente iniqui.
Il Parlamento ha poi stabilito che vi siano maggiore trasparenza ed un’accresciuta sensibilizzazione del pubblico: gli stati membri saranno tenuti a pubblicare i tassi applicabili agli interessi di mora cosicché siano più accessibili per le imprese. Gli Stati membri dovranno inoltre essere incoraggiati a redigere codici di prontezza dei pagamenti, e avranno la facoltà di mantenere o porre in vigore leggi e regolamenti contenenti disposizioni più favorevoli ai creditori di quelle stabilite dalla direttiva.
La direttiva andrà ora recepita negli ordinamenti nazionali entro ventiquattro mesi dalla sua adozione. E già si fanno le prime stime sull’impatto che la nuova disciplina avrà per le imprese. Il 59% delle aziende italiane intervistate ritiene che l’applicazione dei tempi di pagamento previsti dalla direttiva all’interno dell’Unione europea avrà effetti positivi sugli scambi commerciali (contro una media europea del 46%), come emerge dal nuovo studio “Tempi di pagamento massimi nell’Unione europea”, promosso da Atradius, tra i leader mondiali nel settore dell’assicurazione del credito. A livello globale, le imprese operanti nel settore manifatturiero registrano la più alta percentuale di intervistati con un giudizio di valutazione positivo (58%), al pari degli intervistati tra le imprese di medio – grandi dimensioni con una percentuale pari al 54%. Nell’ambito dell’indagine è stato chiesto a vertici del mondo dell’industria e professionisti nella gestione dei crediti commerciali in 22 Paesi in Europa (15 dell’Unione europea), Nord America e Asia di esprimere la propria opinione sui potenziali impatti della nuova direttiva. Anche se il 42% delle imprese intervistate non prevede alcun impatto sui termini di pagamento da loro offerti ai clienti, in quanto utilizza già termini di pagamento di 30 giorni, gli intervistati in Paesi come Spagna ed Italia, dove termini di pagamento più lunghi sono la prassi, oppure in Cina, Regno Unito Gran Bretagna e Hong Kong, per i quali l’Unione europea è un importante mercato all’export, prevedono i vantaggi più evidenti. I miglioramenti attesi da parte degli intervistati riguardano principalmente i flussi di cassa, una più efficiente gestione dei crediti commerciali, la capacità di incassare i crediti in sofferenza, oltre alla possibilità di offrire condizioni maggiormente competitive. Sono le imprese operanti nel settore dei Servizi finanziari le più ottimiste in merito ai benefici attesi dalla nuova normativa, ma sono anche le più propense a ricorrere in misura sempre maggiore ai servizi di società di assicurazione del credito o di recupero crediti. Incrementi dei flussi di cassa sono attesi da circa un terzo delle imprese intervistate nel settore dei servizi, opinione condivisa dal 46% degli intervistati negli altri settori oggetto dell’indagine.

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