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Pagamenti non richiesti, tesorieri a casa

Si risolve per inadempimento il contratto di tesoreria fra il comune e la banca se questa dà corso al pagamento di un debito nonostante la precisa istruzione dell’ente locale in senso contrario. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza n. 18105 del 5 settembre 2011, ha respinto il ricorso di un noto istituto di credito presentato contro la decisione della Corte d’appello di Roma di risolvere per inadempimento il contratto di tesoreria perché la banca aveva dato il via libera al pagamento nonostante la precisa istruzione dell’ente di non procedere. In particolare la vicenda riguarda il comune di Ceccano che aveva convenuto in giudizio la banca, titolare del contratto di tesoreria, perché, nonostante l’espresso ordine di non effettuare il pagamento in favore di un creditore, mediante l’apposizione di vincoli a dei fondi, aveva proceduto. Il Tribunale di Roma aveva ritenuto che il comportamento dell’istituto di credito configurasse un grave inadempimento, tanto da risolvere il contratto. La Corte d’appello della Capitale aveva confermato. Quindi la banca ha presentato ricorso in Cassazione ma, ancora una volta, senza successo. La terza sezione civile, rendendo definito il verdetto, ha infatti respinto il gravame presento dall’istituto di credito. In sostanza ad avviso degli Ermellini «incombeva quindi al Tesoriere, dinanzi alla specifica istruzione del Comune di non dar corso al pagamento, la valutazione dell’operatività del vincolo e l’assunzione del rischio dell’erroneità di una tale valutazione, come pure della volontaria sottrazione ad una specifica e motivata istruzione dell’Ente per il quale svolgeva il servizio di tesoreria, in luogo di una sua propria – cioè di esso Tesoriere – iniziativa giudiziale per contestare al creditore procedente il diritto di escuterlo». Insomma, in difetto di quest’ultima, la scelta del Tesoriere di procedere egualmente al pagamento ne comporta necessariamente l’assunzione di ogni responsabilità.

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