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«Pagamenti entro il 21 settembre»

La scadenza del 21 settembre – giorno in cui si festeggia San Matteo – indicata dal premier Renzi come ultima data per il pagamento della montagna di debiti della pubblica amministrazione è possibile e «realistica». Anzi i debiti arretrati di parte corrente possono essere saldati anche prima di luglio, quelli in conto capitale solo successivamente, ma comunque prima dell’inizio dell’autunno. A confermare la bontà della tempistica indicata da Palazzo Chigi è Franco Bassanini, presidente di Cassa depositi e prestiti che avrà un ruolo cruciale in tutta l’operazione.

Bassanini – intervenuto ieri a Roma alla presentazione dell’outlook 2014 dell’Istituto affari internazionali – indica due tappe: la prima, relativa al pagamento dei debiti di parte corrente – la fetta più grande, già contabilizzata nel deficit e quindi nella soglia del 3% – «può avvenire prima di luglio perché saranno le banche ad acquistare questi crediti garantiti dallo Stato». Qui dovrebbe intervenire il meccanismo messo a punto nel Ddl ancora in bozza che delinea un ruolo di ultima istanza della Cdp che potrà eventualmente acquisire dalle banche i crediti ceduti dalle aziende. Per la parte in conto capitale, il discorso è diverso perché impatta sul deficit e dunque «occorre trovare – aggiunge Bassanini – una copertura e credo sia realistico l’obiettivo di Renzi di pagare entro il 21 settembre, San Matteo». Tempi questi che secondo il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, che avrebbe preferito un decreto legge invece del Ddl, sono pure troppo lunghi: «Settembre è aspettare troppi mesi e le imprese rischiano di fallire con la perdita di ulteriori posti di lavoro», ha detto ieri a margine del convegno dello Iai. Per Tajani «pagare i debiti della Pa permetterebbe la copertura dell’intera manovra annunciata dal presidente del Consiglio, infatti pagando circa 40 miliardi rientrerebbero circa 17-19 miliardi come tasse» e questa per il commissario Ue all’industria «sarebbe la copertura perfetta».

Bassanini, che ha segnalato come nel Ddl per la prima volta si dica che i debiti possono «essere pagati o certificati fuori dal patto di stabilità interno», ha poi chiarito che l’intervento di Cdp sarà «sussidiario ed eventuale: in caso di sofferenze tra banche e Pa la cassa rileverà i crediti e li ristrutturerà in un arco di 10-15 anni». Bassanini ieri ha anche annunciato che entro poche settimane Cdp dovrebbe chiudere una joint venture con un gruppo internazionale per attrarre investimenti.

Resta comunque aperto il nodo delle somme da saldare alle imprese di cui non si conosce l’importo. Renzi ha parlato di un’operazione da 68 miliardi, ma è stato lui stesso a spiegare che questa cifra si riferisce a una stima di Banca d’Italia che indicava uno stock di 90 miliardi a cui si tolgono 22 già pagati dal precedente governo (con altri 25 miliardi già disponibili). Sul resto da pagare, su cui interviene il Ddl, il governo dovrà sicuramente fare molto meglio di quanto fatto finora: secondo un’analisi dei dati del ministero dell’Economia (si veda Il Sole 24 Ore del 9 marzo) emerge che all’operazione sblocca debiti della Pa hanno finora partecipato 5.504 Comuni, il che significa che il 32% dei municipi italiani non ha né chiesto spazi finanziari sul Patto di stabilità né anticipazioni dalla Cassa depositi e prestiti.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

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