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Pagamenti a passo lento

Il sistema economico italiano sta archiviando una delle più lunghe crisi del Dopoguerra. Lo dimostrano gli ultimi dati sulla produzione e ancor di più quelli sugli ordinativi, che hanno registrato in maggio una crescita a doppia cifra. Tuttavia le difficoltà affrontate dalle imprese hanno lasciato strascichi difficili da superare senza un cambiamento di rotta da parte del mondo politico e della pubblica amministrazione. Il sistema economico si è imbastardito. Lo dimostrano i dati, in costante crescita negli ultimi due anni, su fallimenti e concordati preventivi. E ancora di più quelli sui tempi medi di pagamento. Per avere il saldo di una fattura oggi le imprese devono aspettare 96 giorni, otto in più del 2009 e 41 giorni in più della media europea. Ma se il credito è vantato nei confronti della pubblica amministrazione i tempi di attesa salgono a 186 giorni (+30% rispetto al 2009), il triplo della media europea. Il ritardo dei pagamenti è tra l’altro la causa principale dell’aumento dei fallimenti: il 22% dei default è causato infatti dall’impossibilità dell’azienda a riscuotere i propri crediti. È un serpente che si morde la coda: se i miei clienti non mi pagano anch’io sarò costretto a ritardare i pagamenti ai miei fornitori. Con l’aggravante che le parti contrattualmente più forti sono tentate di approfittare del degrado generale per allungare i tempi anche dove non c’è una oggettiva carenza di liquidità, mentre le parti più deboli, in particolare piccole imprese, lavoratori autonomi e professionisti, sono loro malgrado costretti a fare da polmone finanziario ai loro clienti. È un serpente velenoso che rischia di rendere molto più lenta e tortuosa l’uscita dal tunnel della crisi. E la testa del serpente è la pubblica amministrazione che, invece di essere un esempio virtuoso di correttezza, è proprio quella che fa registrare i ritardi più clamorosi. Spesso superiori a un anno e talvolta addirittura ai 600 giorni. Per contrastare questo fenomeno la Commissione europea ha in preparazione una nuova direttiva (visto che la precedente, recepita dall’Italia una decina di anni fa, non ha sortito alcun effetto) con la quale si impongono alle pubbliche amministrazioni interessi del 5% contro i pagamenti ritardati. L’obiettivo è quello di sbloccare 180 miliardi in Europa (la maggior parte in Italia). Basterà? C’è da dubitarne, se il governo Berlusconi si è dimostrato così disattento da inserire nella manovra correttiva (decreto legge n. 78) una disposizione che congela i pignoramenti dei beni delle Asl promossi dai creditori. Invece di mettere alle strette i pessimi debitori (e tra questi rientrano molte Asl) gli si concede licenza di non pagare. Peggiorando così il clima di sfiducia.

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