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P.a. cattiva maestra, l’Ue corre ai ripari

Il cattivo esempio arriva dalla pubblica amministrazione, ma una direttiva in dirittura d’arrivo promette di cambiare la situazione Se i rapporti tra le imprese sono difficili, quelli con la pubblica amministrazione sono drammatici. Una cattiva abitudine dovuta anche alla sproporzione di forze in campo: qualsiasi azienda ambisce a ottenere mandati dal settore pubblico, data la certezza di essere prima o poi pagati, ma questo sta provocando un progressivo dilatamento dei tempi. Nel 2010 in Italia, rileva Confartigianato, i tempi medi di pagamento del settore pubblico nei confronti delle imprese fornitrici di prodotti e servizi arrivano a 186 giorni, contro i 128 rilevati nel 2009 e una media di 63 giorni nell’intera Ue (quattro in meno rispetto a un anno fa). Nel Nord Europa, in Germania, Finlandia, Norvegia e Danimarca, dove i tempi di pagamento sono più contenuti, la pubblica amministrazione «dà il buon esempio», con tempi di pagamento bassi e perfettamente in linea con i tempi di pagamento delle imprese private. In Italia le amministrazioni pubbliche impongono tempi di pagamento doppi rispetto a quelli, peraltro già lunghi, pagati alle imprese subfornitrici. Il ritardo medio a livello nazionale è di 222 giorni per i farmaci e di 284 giorni per gli apparecchi biomedicali ma in quattro regioni (Lazio, Molise, Campania, Calabria) si riscontrano ritardi di 600-800 giorni. Nella penisola paga in ritardo lo stato, ma il discorso vale ancor più per le regioni e gli enti locali, per un ammontare complessivo di debiti verso i fornitori di circa 60 miliardi di euro, secondo le stime della commissione europea e di circa 30 miliardi di euro, secondo il ministero dell’economia. Direttiva in arrivo. Secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi dal commissario Ue all’industria Antonio Tajani, subito dopo la pausa estiva l’Europarlamento dovrebbe approvare la direttiva per regolare i tempi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, riducendone i tempi. «Ci troviamo a un passo dal voto», ha assicurato, «l’approvazione delle nuove norme costituirebbe un segnale importante per piccole e medie imprese che ricevono i pagamenti anche dopo oltre un anno. Stimiamo in 180 miliardi la liquidità addizionale che potrebbe essere generata da questo provvedimento». Il negoziato tra consiglio ed europarlamento riprenderà alla fine di agosto. Da tempo le autorità nazionali e quelle comunitarie sono impegnate a ridimensionare il fenomeno. Nel 2000 le autorità di Bruxelles definirono una Direttiva (recepita in Italia con il decreto legislativo n. 231/2002) che indica in 30 giorni il termine di riferimento per i pagamenti nelle transazioni commerciali, prevedendo l’applicazione di un tasso di mora in caso di ritardo (tasso di riferimento della Bce maggiorato di sette punti percentuali). La norma stabilisce, tuttavia, che il termine di 30 giorni possa essere esteso in sede contrattuale in seguito alla libera negoziazione tra le parti, spostando così di fatto il termine dal quale applicare gli interessi di mora. Nei fatti, questa misura si è rivelata fin qui inefficace (si veda box in pagina). Francia e Spagna hanno già legiferato. Alcuni paesi si sono però mossi in proprio per arginare il problema. In Francia, nei mesi scorsi è stato fissato un limite inderogabile a 60 giorni e cominciano a vedersi i primi frutti. In Spagna, invece, è stata approvata ad aprile la legge sulla morosità, un nuovo strumento giuridico molto restrittivo che consentirà ai creditori di recuperare in tempi molto contenuti l’importo delle fatture emesse. Ma non da subito: occorre attendere il 2013, quando scadrà il triennio di adattamento stabilito per agevolare la transazione sia per il settore pubblico che per quello privato. La nuova normativa obbliga l’amministrazione pubblica a pagare i fornitori entro 30 giorni dall’emissione della fattura, mentre per le aziende private il tempo massimo consentito per saldare i propri debiti sarà di 60 giorni. L’applicazione della legge seguirà, tuttavia, un cammino progressivo. Una misura che aiuterà a immettere nuova liquidità nel sistema, facilitando la ripresa economica: basti pensare che oggi i debiti dello stato spagnolo verso le imprese ammontano a 9,4 miliardi di euro, pari all’1% del prodotto interno lordo.

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