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Ospedali, scuole e campi sportivi Torna l’Ici su 250 beni della Chiesa

Più di 250 tra ospedali, scuole, campi sportivi, cinema, alberghi, ostelli, biblioteche e convitti bolognesi di proprietà della Chiesa rischiano di veder cancellate le esenzioni fiscali di cui godono oggi. Un articoletto del decreto che introduce l’Imposta unica municipale, che prenderà il posto dell’Ici dal 2014, mette sotto tiro alcune agevolazioni per i soggetti «destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive». Le esenzioni previste per legge oggi portano l’Ici “virtuale” da circa tre milioni di euro in cui si tradurrebbe il patrimonio degli enti religiosi bolognesi (calcolo indicativo applicando un’aliquota media alle rendite) in un contributo di circa un milione alle casse di Palazzo d’Accursio. Naturalmente si “salvano” chiese, parrocchie, chiostri e canoniche, che sono esentati come luoghi di culto, mentre finiscono nel mirino del Governo tutte quelle strutture che erano state detassate per loro finalità sociale. I cinema parrocchiali e i teatri, ad esempio, a Bologna ben 17 sale, che potevano godere dello sconto purché prevedessero una programmazione «educativa», i campi sportivi che contano almeno una cinquantina di realtà in città, le biblioteche e i musei, di cui ci sono alcuni grandi esempi tra le mura cittadine. Anche le case di cura e gli ospedali, le oltre 50 tra scuole e laboratori scientifici, e gli alberghi sarebbero conteggiati nella nuova imposta comunale, che i bolognesi dovranno pagare per tutti gli immobili escluse le prime case e sulle compravendite. Questa lettura restrittiva delle esenzioni fiscali, che prevederebbe di tassare la maggior parte dei 2.500 beni immobili oggi a Bologna di proprietà di parrocchie, fondazioni, enti, istituti e congregazioni religiose, può naturalmente essere ancora modificata prima dell’ado-zione definitiva del decreto sul federalismo fiscale. Ma rappresenterebbe l’addio a un sistema che distingue tra imprenditori con finalità commerciali e enti “automaticamente” non commerciali come quelli religiosi, che ospitano molte attività di assistenza e del terzo settore.

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