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Ora legale addio: risparmiate quest’anno 300mila tonnellate di Co2

Per la maggior parte degli italiani si tratta soltanto di un’occasione per dormire un’ora in più, e qualcuno storcerà il naso all’idea di pomeriggi più brevi e meno luminosi, ma in pochi i chiederanno quanta energia abbiamo risparmiato quest’anno nei 7 mesi di ora legale.
Il risparmio energetico, infatti, è la ragione per cui già nel lontano 1784 Benjamin Franklin propose (allora senza successo) di mandare avanti le lancette nei mesi d’estate. Nella balla stagione, infatti, il sole sorge molto presto, e senza il ricorso all’orario estivo, tanta “generosità luminosa” andrebbe sprecata. L’ora legale, invece, permette di ritardare apparentemente l’alba, permettendo di godere di un’ora di luce in più nelle ore serali. Con buona pace dei più mattinieri.
Ma a quanto ammonta il beneficio, in termini di elettricità risparmiata ed emissioni evitate? Secondo Terna, la società che gestisce la distribuzione dell’energia elettrica nel nostro Paese, quest’anno l’ora legale ha permesso di preservare circa 650 milioni di kilowattora in 7 mesi: una quantità di energia pari a circa la metà del fabbisogno elettrico annuo per il comparto domestico di una regione come il Friuli Venezia Giulia. Grazie allo spostamento in avanti delle lancette, inoltre, dalla scorsa primavera è stata evitata, secondo le stime di Terna, l’emissione in atmosfera di circa 300mila tonnellate di Co2.
Un bel risultato, non c’è che dire. Come spesso accade, però, anche sui benefici dell’ora legale non mancano le voci fuori dal coro. Qualche anno fa, infatti, l’economista americano Matthew Kotchen pubblicò uno studio in cui metteva in dubbio l’effetto di riduzione dei consumi energetici. “Sebbene l’ora legale riduca la richiesta di elettricità nelle case – si legge nella ricerca, condotta in Indiana – ne produce anche una più elevata per i condizionatori durante le sere d’estate e per il riscaldamento durante la primavera e l’inizio dell’autunno”. Un parere che, evidentemente, non è condiviso dai Governi di molti Paesi del mondo, che hanno introdotto la modifica estiva dell’orario ormai da decenni.
In Italia, in particolare, l’ora legale fu introdotta per la prima volta nel 1916, dopo che la Camera dei Comuni di Londra aveva già varato il “British summer time”, un espediente per risparmiare energia in piena Grande guerra. Nel 1920, però, il primo esperimento italiano si concluse, per tornare in auge soltanto tra il 1940 e il 1948, pur se in maniera discontinua a causa della Seconda guerra mondiale. Una legge del 1965, infine, l’ha reintrodotta definitivamente a partire dall’anno successivo, in linea con gli altri Paesi dell’Unione Europea. Inizialmente, l’ora legale durava quattro mesi, dalla fine di maggio alla fine di settembre, ma prima nel 1981 e poi nel 1996 la sua durata è stata allungata, così come nel resto d’Europa, fino ai 7 mesi attuali (dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre).

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