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Opere pubbliche: ogni ritardo fa danni

E’ una novità importante quella che il Governo ha inserito nel decreto legislativo sul monitoraggio degli investimenti pubblici. Si è deciso non solo di mettere sotto stretto controllo le spese, ma anche di definanziare le opere che non attivino i cantieri nei termini previsti o entro un certo tempo dalla scadenza. Iniziativa ottima in un settore delle opere pubbliche sempre contrassegnato da confusione e da eccessiva dose di anarchia/inefficienza delle stazioni appaltanti. Il controllo evita trucchi e furberie, monitora le lentezze burocratiche. Ma qual è la finalità? Se l’obiettivo è la puntualità delle opere pubbliche, allora è giusto sottoporre a termini altrettanto perentori gli atti del ministero dell’Economia che sbloccano i finanziamenti programmati nei termini previsti. Spesso servono mesi e anni per attuare le delibere approvate dal Cipe. Se invece l’obiettivo è solo “punire” le opere in ritardo sui cantieri, con una rigidità che non vale per i passaggi precedenti, come l’attivazione del finanziamento, allora l’effetto non potrà che essere recessivo. Se è un’altra trovata per rallentare le opere pubbliche italiane, diciamo “no grazie”. PS: Perché un bel monitoraggio/sanzione dello stesso genere non viene attivato anche per le pubbliche amministrazioni che pagano in ritardo le imprese in regola? La rigidità non può valere a senso unico.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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