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Opere pubbliche, al via il controllo sulle incompiute

Parte, con calma, il monitoraggio del grado di avanzamento raggiunto dalle opere pubbliche, previsto da fine 2011 (Dlgs 229/2011) ma rimasto ancora inattuato. Ieri la Ragioneria generale ha diffuso la circolare (n.14/2014) che avvia la «fase zero» del nuovo sistema, e che impone a tutte le amministrazioni pubbliche di raccogliere le «informazioni chiave» (codici unici di progetto e codici identificativi delle gare) aggiornate dei loro investimenti in conto capitale e di inserirle o correggerle all’interno delle banche dati in cui sono già presenti. A settembre sarà tempo della «fase 1», con la possibilità di verificare tutte le informazioni già presenti nella Banca dati unitaria delle amministrazioni pubbliche, e a ottobre sarà tempo dell’invio dei dati sullo stato di attuazione delle opere: nel mega-censimento entrano tutte le opere in corso di progettazione o realizzazione a partire dal 21 febbraio 2012.

Per capire il meccanismo occorre partire dall’inizio, cioè dal progetto di mettere sotto controllo il grado di realizzazione degli investimenti pubblici per provare a fermare l’epidemia di incompiute. Di qui il progetto di una raccolta sistematica di tutti i dati sulle opere e sul loro avanzamento, che ora prova però a fare i conti con l’esigenza di non soffocare di nuovi adempimenti le Pa. Per questa ragione, le istruzioni della Ragioneria mettono in atto il principio della «univocità dell’invio», che prova a evitare agli enti l’obbligo di inviare dati già presenti in database pubblici. Escono di conseguenza dal censimento le informazioni già inviate alla banca dati dei contratti pubblici, quelli del sistema Cup, quelli mandati al Siope e le informazioni rilevate dal database sui progetti europei. La prima rilevazione vera e propria degli stati di attuazione delle opere sarà a ottobre, e riguarderà l’avanzamento al 30 giugno; l’attuazione a fine 2014 sarà censita a gennaio 2015 e le comunicazioni successive avranno cadenza trimestrale. Sempre che il calendario non si allunghi un’altra volta.

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