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Opere private e la p.a. paga l’affitto

Fonte: Italia Oggi

Nuove scuole, nuovi ospedali, nuove carceri, nuovi uffici, le cosiddette opere fredde per le quali è difficile trovare investitori privati, ma anche nuove autostrade (opere calde, per il ritorno che offrono all’investitore con i pedaggi), e altre infrastrutture, anche strategiche, hanno oggi una chance in più di venire finanziate dalle risorse dei privati. La possibilità viene sancita, per la prima volta senza dubbi interpretativi, nella bozza di decreto Sviluppo in discussione, che al riguardo introduce senza fraintendimenti una rivoluzione copernicana rispetto alla possibilità di finanziare le opere pubbliche da parte dei privati con il ricorso al Partenariato pubblico privato (Ppp) diventandone di fatto proprietari per il tempo della concessione e affittandola all’amministrazione pubblica che così avrà l’infrastruttura e potrà metterla a disposizione dei cittadini senza che per essa abbia dovuto sborsare risorse, se «non il canone di affitto», e senza dover fare i conti con il limite di spesa imposto agli enti locali dal patto di stabilità. Diventerà possibile per un privato realizzare un’opera di interesse pubblico, che sia un ospedale o un’autostrada, o un ufficio comunale, a proprie spese e a proprio rischio, finanziandola direttamente, grazie al «contratto di disponibilità» che prevede, una volta realizzata l’opera, che il promotore-proprietario possa «affittarla» alla pubblica amministrazione che gli corrisponderà un canone di locazione, cosiddetto canone di disponibilità per la durata del canone di concessione da 10 a 30 anni. L’opera privata proposta dal promotore all’amministrazione pubblica, se ritenuta di interesse pubblico, avrà una corsia preferenziale con l’accelerazione delle procedure autorizzative e di affidamento del contratto. Inoltre, può essere inserita negli strumenti di programmazione triennale della pubblica amministrazione pur non essendovi presente inizialmente. Questo è lo scenario che potrà determinarsi applicando «la nuova forma di Ppp rappresentata dal «contratto di disponibilità», introdotto dal nuovo schema del dl Sviluppo annunciato, e applicando altresì anche la nuova disciplina sulla finanza di progetto ad iniziativa del promotore introdotta dal legislatore nello scorso mese di maggio con il primo dl Sviluppo n.70/2011 convertito dalla legge n. 106/2011 a luglio», ha dichiarato Giorgia Romitelli, partner dello studio legale specializzato Dla Piper. Domanda. Avvocato Romitelli, i vantaggi per il pubblico sono evidenti. Quale è la convenienza per il privato? Risposta. Innanzitutto, il canone di disponibilità che viene percepito a completamento dell’opera. Frequentemente abbiamo un contributo in corso d’opera versato dalla p.a., e comunque questo contributo pubblico non inficia il meccanismo, che pur deve trasferire in capo al privato i necessari rischi di costruzione e disponibilità. E poi la gestione economico-funzionale dell’opera consistente, soprattutto nelle opere fredde come gli ospedali, nei canoni versati dall’amministrazione a fronte dei servizi così detti no-core prestati dal privato: ad esempio la ristorazione, la lavanderia, il parcheggio, a altro ancora. Per migliorare la bancabilità delle opere fredde, il nuovo decreto sviluppo ha previsto la possibilità di estendere la gestione anche alle opere non direttamente interessate dall’intervento realizzativo in concessione e anche la possibilità di anticipare la gestione del servizio dal primo giorno di sottoscrizione del contratto. Questo è molto importante perchè consente al privato, da subito di avere ricavi, che possono contribuire a ridurre gli oneri finanziari legati al prestito bancario. D. Un’alternativa reale alle risorse pubbliche che non ci sono. R. Tra le novità della bozza di decreto in approvazione spicca l’assoluta priorità attribuita alle infrastrutture finanziate prevalentemente con capitale privato e di cui venga accertata sin dallo studio di fattibilità la bancabilità dell’intervento. Più in generale, il decreto in via di approvazione introduce per tutte le infrastrutture misure tese ad attrarre i capitali privati consentendo così di realizzare le opere senza aggravio per la spesa pubblica. D. Le opere dei privati saranno prioritarie e i costi saranno esclusi dai vincoli del patto di stabilità? R. Le opere interamente finanziate dal privato si possono considerare proprio off balanche sheet, fuori dalla contabilità pubblica), quindi non incidono sulla contabilità pubblica. D. Si possono realizzare le opere a costo zero? R. Secondo me è molto difficile in ogni caso di realizzare infrastrutture pubbliche a costo zero. E quindi, in assenza di risorse pubbliche, situazione peraltro con la quale necessariamente dobbiamo fare i conti, si andranno trovare e implementare forme alternative di finanziamento e i project bond sembrano rappresentare una di queste soluzioni. D. Cosa prevede la novità del contratto di disponibilità? R. Che l’amministrazione pubblica ripagherà il privato pagando un canone per la disponibilità soltanto qualora venga assicurata al soggetto pubblico l’effettiva e piena fruizione dell’opera. Infatti, in caso contrario, il canone dovrà essere proporzionalmente ridotto. In realtà il legislatore ha normato quanto già da tempo avviene nelle concessioni ospedaliere in cui l’ospedale, una volta ultimato, viene consegnato all’azienda sanitaria perché venga utilizzato per l’erogazione dei servizi sanitari. Ma se l’utilizzo dell’ospedale non risponde ai livelli qualitativi e di performance previsti in convenzione trova applicazione un meccanismo di riduzione, cosiddetta rettifica, del canone di disponibilità medesimo. Inoltre, può essere corrisposto un contributo pubblico in corso d’opera, ma questo è solo eventuale. E secondo me l’eventuale è finalizzato a disincentivare spese di investimento dal parte della pubblica amministrazione, ed inoltre non può essere superiore al 50% del costo di costruzione dell’opera. D. Facciamo un esempio concreto, cosa succede, ad esempio, ad un privato che voglia realizzare una scuola pubblica? R. La disciplina sulla nuova finanza di progetto lascia la massima libertà al privato in fase di presentazione della proposta alla p.a. che può giudicarla di pubblico interesse. I soggetti che possono presentare la proposta devono svolgere in via professionale attività finanziaria, assicurativa e tecnico-operativa, di consulenza e di gestione nel campo dei lavori pubblici o di pubblica utilità e di servizi alla collettività. E negli ultimi tre anni devono aver partecipato in modo significativo alla realizzazione di interventi di natura e di importo almeno pari a quello oggetto della proposta. D. Tradotto: costruttori, assicurazioni, banche, fondi, gestori dei servizi, società di progettazione singolarmente o in raggruppamento. È vellettario questo sistema? R. No. Ritengo che si tratti di una modalità di applicare la finanza di progetto che nell’immediato futuro potrebbe sostituire l’attuale modalità di gran lunga più applicata oggi che è quella ben nota in cui è l’amministrazione a predisporre lei uno studio di fattibilità e a metterlo a base di gara, cosiddetta gara a fase unica. D. Le possibilità offerte dal contratto di disponibilità valgono anche per le opere strategiche, quelle inserite nel programma delle opere approvate dal Cipe? R. Sì. In generale, le misure previste nel nuovo decreto Sviluppo in arrivo, tra cui, ad esempio, il contratto di disponibilità appunto, potrebbero trovare applicazione anche per le infrastrutture strategiche. Piuttosto, vedo meno praticabile una finanza di progetto ad iniziativa del privato rispetto ad infrastrutture dell’importanza del valore e della centralità e criticità proprie, o che contraddistinguono le infrastrutture strategiche. D. Val di Susa, per la Torino-Lione, docet. Come si concilierà il problema del consenso alle opere di fronte alle infrastrutture dei privati? R. Da questo punto di vista, il privato fino a che la sua proposta non è dichiarata di pubblico interesse si assume il rischio di avere sopportato oneri e costi senza poi poterne in alcun modo beneficiare. Anche, pertanto, il consenso necessario per realizzare ogni infrastruttura è un rischio che il privato si assume e che si scioglie solo dopo che l’opera è stata dichiarata di pubblico interesse e approvata per poter poi venire lanciata a gara. Il consenso viene gestito dal pubblico che al più potrà a tale fine richiedere al privato di apportare modifiche al progetto preliminare, prima di approvarlo.

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