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Operazione microzone: in campo solo 17 città

Cominciamo con la buona notizia: da qualche settimana la percentuale di municipi collegata al «Portale per i Comuni» del l’agenzia del Territorio ha raggiunto il 100%: 8.094 su 8.094. È un risultato importante, perché il portale è la “finestra” grazie alla quale i funzionari comunali possono dialogare con il catasto, raccogliendo tutta una serie di informazioni utili a combattere l’evasione fiscale legata al mattone. Se però si guarda l’utilizzo concreto del portale da parte dei Comuni, si scopre che c’è ancora tanta strada da fare. Secondo l’ultimo report del Territorio, i Comuni che hanno scaricato dal web i file Ici sono 5.032, pari al 62% del totale. Con un po’ di ottimismo si può vedere il bicchiere mezzo pieno, ma la realtà è che quattro sindaci su dieci non hanno utilizzato questo strumento. Una percentuale simile riguarda anche un altro servizio, il cosiddetto «34-quinquies» (dall’articolo della legge 80/2006), in base al quale l’Agenzia pubblica tutti i mesi i dati degli accatastamenti e delle variazioni catastali pervenute ai propri uffici. In pratica, prelevando questo file, i funzionari dello sportello comunale per l’edilizia possono controllare la corrispondenza tra gli aggiornamenti catastali e gli atti depositati in Comune (Dia, Scia, richiesta di permesso di costruire), così da snidare i proprietari che non hanno adeguato le rendite dopo aver ristrutturato la casa. Per quanto migliorabile, il numero dei Comuni che ricorrono al portale è comunque molto più alto di quelli che hanno utilizzato i due strumenti previsti dalla Finanziaria 2005 (legge 311/2004): il comma 335, che consente di chiedere all’Agenzia la revisione delle rendite catastali nelle microzone, cioè nei quartieri in cui il valore catastale è molto basso rispetto ai prezzi di mercato; e il comma 336, che invece permette ai Comuni di chiedere l’aggiornamento catastale ai proprietari di immobili oggetto di modifiche rilevanti. I sindaci che hanno scritto ai propri cittadini sfruttando il comma 336 ? l’iter parte sempre con un “avviso bonario” ? sono 957. In pratica, l’11% in sei anni. Quelli in cui è stata effettuata la revisione delle microzone, invece, sono 17, il che è come dire nessuno, soprattutto perché si tratta per lo più di piccoli centri e i 2/3 delle 75mila unità immobiliari alle quali è stata aumentata la rendita si concentrano tra Milano e Ferrara. L’operazione è ancora in corso in tre città: Bari, Lecce e ? soprattutto ? Roma, dove saranno passate al setaccio 17 microzone, che coprono tutto il centro storico. Il passaggio è delicato, perché può far lievitare una bella fetta dell’Ici incassata dal Campidoglio. I tecnici del Territorio per ora lavorano in silenzio, ma l’esito della loro attività sarà un test importante, che potrebbe invogliare altri sindaci a muoversi. A Milano, l’assessore all’Urbanistica, Ada Luisa De Cesaris l’ha promesso la scorsa settimana: «Palazzo Marino farà la sua parte per l’accertamento dei reali valori catastali cittadini».

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