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Ondate di calore, Ferrara: «Contro l’afa, occorre riprogettare le nostre città»

Sulle ondate di calore e sul modo per contenere i disagi causati dall’afa limitando i consumi energetici e le emissioni di gas serra, Eco dalle Città ha intervistato Vincenzo Ferrara, climatologo di fama internazionale ed esperto di gas serra e riscaldamento globale.

Professore, come mai l’ondata di calore che sta interessando l’Italia sta creando tanti disagi alla popolazione?
Il confort, o meglio il benessere fisiologico, dipende non tanto dalla temperatura atmosferica, ma soprattutto dal tasso di umidità: se l’aria è satura di umidità, si soffre anche con una temperatura esterna di 18 gradi, mentre in un clima secco non si avverte disagio anche a temperature molto elevate. In un recente viaggio nel deserto del Sinai, nonostante la temperatura raggiungesse i 50 gradi, riuscivo a tollerare il caldo senza particolari problemi, tanto che dovevano essere i miei ospiti locali a ricordarmi di bere spesso per non rischiare la disidratazione. Invece, l’ondata di calore che ha investito l’Italia negli ultimi giorni è caratterizzata da tassi di umidità molto alti, per questo risulta particolarmente difficile da sopportare.

Come si spiega questo fenomeno?
L’organismo ha bisogno di mantenere una temperatura costante, e quando fa caldo adotta due tecniche diverse per perdere calore. La prima, che però non è molto efficace, prevede la perdita di calorie per conduzione, attraverso la pelle. Funziona molto meglio, invece, il processo di sudorazione, dato che con un solo grammo di sudore si perdono fino a 600 calorie. Ma perché questo avvenga è necessario che l’aria circostante non sia satura di umidità, altrimenti la sudorazione si arresta e si rischia il classico “colpo di calore”.

In questi casi, è necessario accendere l’aria condizionata, oppure può bastare un ventilatore?
Se il tasso di umidità non è molto alto, un ventilatore è più che sufficiente. Quando la temperatura è uguale o superiore a quella del corpo umano (maggiore di 36°C) e l’umidità supera il 40% -50% , allora può essere necessario l’uso di un climatizzatore, o meglio ancora di un deumidificatore, che riducendo il livello di umidità nell’aria diminuisce la sensazione di afa.

Si tratta di una misura necessaria per tutti, o soltanto per determinate categorie particolarmente a rischio?
Direi che in particolari circostanze l’uso del deumidificatore si rende necessario soprattutto per bambini e anziani. Per gli altri soggetti, molto dipende dalle condizioni fisiche personali e dalla capacità di “resistenza” dei singoli.

Qualora si riesca a fare a meno dell’aria condizionata, dal punto di vista del benessere fisiologico è meglio un ventilatore a piantana o uno di quelli a soffitto?
Credo che sia una questione di opportunità o preferenze personali, in relazione agli ambienti in cui si vive: l’importante, comunque, è mobilitare l’aria adeguatamente, tenendo presente che maggiore è il grado di umidità e maggiore deve essere il movimento dell’aria.

Da esperto del cambiamento climatico, non è preoccupato delle conseguenze dell’uso sempre più diffuso di condizionatori e deumidificatori?
Sicuramente. Per questo penso che la soluzione ottimale non sia quella di ricorrere all’aria condizionata, che come dicevo è necessaria solo in determinati casi, ma di ripensare radicalmente l’assetto urbanistico delle nostre città, che salvo qualche eccezione, sono progettate per resistere al freddo invernale, e non per contrastare gli effetti dell’afa, per cui in estate si trasformano in vere e proprie fornaci.

Quali accorgimenti si potrebbero adottare?
Basterebbe recuperare le antiche tecniche edilizie contadine del Mediterraneo, ritornando a costruire case di colore chiaro, con un’esposizione studiata e molte aree verdi. Anche la viabilità cittadina dovrebbe essere ripensata, lasciando solo alcune grandi arterie asfaltate, che dovrebbero comunque essere sempre alberate, e realizzando strade piccole e chiare all’interno dei centri storici. L’asfalto, infatti, assorbe moltissimo il calore, contribuendo non poco a determinare l’effetto “isola di calore” tipico delle nostre città. Si potrebbero “copiare” i modelli adottati in città dei Paesi Arabi o della Grecia, dove la popolazione è abituata a convivere con il grande caldo, realizzando città in grado di garantire una termoregolazione efficace. Si tratta di una misura indispensabile soprattutto in chiave cambiamento climatico. Altrimenti, non ci resta che scappare dalla città e cercare refrigerio in campagna.

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