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Ok del Governo al fisco regionale

Il vero “anno che verrà” per il fisco regionale sarà il 2013. Da quella data partirà non solo lo sblocco delle addizionali Irpef ma anche ogni altro margine di manovrabilità sull’imposta sui redditi. A prevederlo è l’ultima versione del quinto decreto attuativo del federalismo che il Consiglio dei ministri ha approvato ieri in via definitiva. Sebbene «salvo intese», visto che ulteriori ritocchi potrebbero emergere nei prossimi giorni, prima che il testo venga emanato dal capo dello Stato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. «Evviva, da oggi il federalismo diventa realtà», ha esultato il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, al termine del Cdm. Parlando di una «rivoluzione copernicana» che si realizza. Al di là degli interventi di drafting normativo, il testo portato ieri sul tavolo di Palazzo Chigi si discosta in un pochi punti rispetto a quello licenziato giovedì scorso dalla bicamerale con l’astensione decisiva del Pd. A cominciare dalla previsione che i governatori dovranno aspettare altri due anni non solo per portare l’addizionale Irpef dallo 0,9 all’1,4% ma anche per modularla in maniera diversa a seconda degli scaglioni di reddito e per introdurre nuove detrazioni sulla famiglia. Al tempo viene chiarito che la rideterminazione della quota fissa (0,9%) dell’addizionale andrà applicata sui redditi 2012 e che l’Iva territoriale su cui calcolare la nuova compartecipazione non sarà solo quella delle «dichiarazioni» ma anche «altre fonti normative in possesso del-l’Amministrazione economico-finanziaria». Dalla riunione di ieri non è invece spuntata la decisione finale sulla proroga di sei mesi per l’attuazione della delega, ma il tema riemergerà la prossima settimana. Come confermato dallo stesso Calderoli: «Ne voglio discutere prima in bicamerale perché potremmo anche decidere di portare da 60 a 90 giorni il termine per l’esame di ogni decreto in commissione». L’allungamento del calendario potrebbe servire a riaprire i giochi sul fisco municipale. Se così fosse il testo sull’autonomia tributaria dei sindaci, uscito dallo scontro di due mesi fa, tornerebbe a occupare i tavoli della trattativa. Ieri è stata l’associazione dei Comuni a provare a cogliere i segnali di apertura, facendo sapere al ministro leghista che «il Pd farà le sue proposte quando lo riterrà opportuno», mentre i sindaci hanno già «un pacchetto di interventi migliorativi» bell’e pronto. La piattaforma che gli amministratori locali vogliono presentare al ministro, a cui chiedono un «incontro urgente», è in quattro punti: sterilizzazione dei tagli agli assegni statali dai livelli da «fiscalizzare», fissazione della base di riferimento per i trasferimenti regionali da trasformare in tributi e compartecipazioni, scrittura di un decreto ad hoc sulla perequazione e revisione dell’Imu. «Oltre alle risorse che la riforma deve garantire – spiega Salvatore Cherchi, responsabile Finanza locale per l’Anci – vanno risolti i vizi di fondo dell’Imu, che già ai livelli base colpisce le imprese, quindi blocca di fatto ogni autonomia ulteriore dei sindaci, e non fa pagare i servizi locali a chi li utilizza». Per sanare quest’ultimo aspetto l’Anci chiede di puntare di più sulla “service tax” ipotizzata dalla riforma del prelievo sui rifiuti, l’unica strada alternativa al ricorso «a patrimoniali o tassazioni sulla prima casa che sono superate definitivamente».

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