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Oggi in C.d.M. il decreto p.a.

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La riforma del pubblico impiego oggi sarà al vaglio del Consiglio dei Ministri, con ogni probabilità il testo subirà consistenti limature e in pratica le principali novità riguarderanno il taglio del 20% sull’acquisto di auto blu e dei buoni per i taxi, ci sarà una soppressione del 20% della spesa per le consulenze e ci saranno norme volte astabilizzare i precari della pubblica amministrazione. In sostanza sono previsti tagli per una riduzione consistente della spesa (20% rispetto al 2012).
Come già detto ci sarà grande attenzione per il precariato nella p.a.; infatti nel provvedimento sarà inserita una soluzione per gli statali con un contratto a tempo determinato, più semplicemente chi vanta almeno 3 anni di servizio negli ultimi 5 avrà riservato “d’ufficio” il 50% dei posti messi a disposizione nei concorsi che si svolgeranno fino al 31 dicembre del 2015. C’è di più: le amministrazioni che hanno intenzione di attivare un concorso avranno la facoltà di prolungare i rapporti di lavoro con il proprio personale a tempo determinato.
Il decreto, naturalmente, riattiva anche il dispositivo della spending review, la creatura del Governo Monti. Questo spiega perché molte delle scadenze fissate per giugno scorso sono state rinviate a dicembre 2013; nella fattispecie verranno introdotte norme per il prepensionamento del personale, che avrà così a disposizione due anni in più, fino al 2016, per maturare i requisiti necessari per lasciare il lavoro con le regole precedenti alla riforma voluta dall’ex Ministro del welfare, Elsa Fornero.
Il pacchetto riguardante il pubblico impiego tratta anche della mobilità nelle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche. Quelle partecipate, ad esempio, da un comune secondo lo schema dovrebbero entrare a far parte di una “rete”, in maniera da organizzare gli eventuali surplus di personale. Altri due punti sono relativi all’assunzione di mille vigili del fuoco e la soluzione del caso dei concorsi per dirigente scolastico mediante l’affidamento temporaneo di direzione ai presidi.
Sempre in merito alla mobilità il decreto di modifica del lavoro pubblico ne spiega alcuni presupposti ed elimina il requisito di presupposto di legittimità per l’espletamento dei concorsi.
Il d.lgs. 150/2009 aveva modificato l’articolo 30, comma 1, del d.lgs. 165/2001, decretando che “il trasferimento è disposto previo parere favorevole dei dirigenti responsabili dei servizi e degli uffici cui il personale è o sarà assegnato sulla base della professionalità in possesso del dipendente in relazione al posto ricoperto o da ricoprire”. La disposizione, nonostante esprimesse chiaramente la richiesta di un parere favorevole del dirigente dell’ente di provenienza (personale che “è assegnato”), come dell’ente di destinazione (personale che “sarà assegnato”), ha fatto considerare minoritaria la dottrina, che però ha trascinato molti operatori, che fosse stato abolito il nulla osta da parte del dirigente dell’ente di provenienza.
In pratica, una lettura sommaria della disposizione aveva sollevato il dubbio che bastasse semplicemente il consenso al trasferimento dell’ente presso il quale il dipendente andasse. Il legislatore, dunque, con l’obiettivo di evitare che l’applicazione dell’istituto della mobilità avvenisse in maniera fuorviante, ha risolto la questione cambiando il comma 1 del predetto articolo 30, il quale adesso stabilisce che il trasferimento è disposto previo parere favorevole ” sia dei dirigenti responsabili dei servizi e degli uffici cui il personale è destinato si dei dirigenti responsabili dei servizi e degli uffici cui il personale sarà assegnato”.
Sempre il d.lgs. 150/2009 aveva decretato, nei commi 2 e 2-bis, dell’articolo 30 che le amministrazioni pubbliche avrebbero dovuto procedere obbligatoriamente alla mobilità volontaria, prima di svolgere i concorsi, a pena di illegittimità. Si era verificato un illogico irrigidimento della disciplina del reclutamento nel lavoro pubblico. La sola mobilità obbligatoria, stabilita dall’articolo 34-bis del d.lgs. 165/2001, come mezzo per proteggere i dipendenti in disponibilità e, quindi, prossimi al licenziamento, si spiega come presupposto obbligatorio prima dell’indizione dei concorsi.
La mobilità volontaria, d’altro canto, non è altro se non uno strumento razionale per distribuire meglio il personale, attraverso trasferimenti tra enti. Il decreto-legge considera il carico burocratico eccessivo, dovuto alla mobilità volontaria, come lo step necessario per i concorsi; in questo modo dal comma 2-bis dell’articolo 30 scompare la previsione per la quale “le amministrazioni, prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità di cui al comma 1″ che appunto impone, prima dei concorsi, la mobilità. In sostituzione di questa disposizione, si prevede, molto più semplicemente, che le amministrazioni che vogliono attivare le procedure di mobilità per coprire posti liberi in organico sottostanno agli ordini di priorità nelle assunzioni stabilite dalla restante parte del comma 2.
Dunque per avere una migliore distribuzione del personale mediante la mobilità volontaria, non ci sarà più un istituto obbligatorio, bensì un decreto del Ministero della funzione pubblica. Questo provvedimento mirerà a determinare le misure per facilitare i processi di trasferimento dei dipendenti, per consolidare gli organici delle amministrazioni in difficoltà. 
Nella fattispecie, sin da ora si prevede che fino al 31 dicembre 2014 i dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, di amministrazioni che dichiarano esuberi lavorativi, potranno chiedere la mobilità volontaria presso il ministero della giustizia, per essere impiegati nell’ambito del personale amministrativo operante presso gli uffici giudiziari. A questo fine, il ministero dovrà realizzare delle selezioni e accollarsi l’onere di assegni ad personam, riassorbibili, laddove il lavoratore trasferito disponga di un trattamento più favorevole, a parità di qualifica.

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