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Nuovi fondi Ue: 56 miliardi senza grandi opere

Per la prima volta non ci saranno risorse per le grandi infrastrutture mentre la priorità andrà a innovazione tecnologica, superamento del digital divide, sostegno alle piccole e medie imprese, sviluppo sostenibile e sostegno all’occupazione. È cominciata, con linee direttive innovative, ma in ritardo, la partita della distribuzione dei nuovi fondi Ue 2014-2020: 28 miliardi di fondi comunitari cui andrebbero aggiunti 28 miliardi di cofinanziamenti nazionali. Non è ancora stabilito che sarà così, ma in passato il cofinanziamento italiano è sempre stato al 50%, e questa è la proposta del ministro alla Coesione territoriale, Carlo Trigilia, e di tutti gli attori impegnati al processo decisionale, a partire da Regioni e parti sociali.

Il Dipartimento per le politiche di sviluppo (Dps), il braccio operativo delle politiche di coesione guidato da Sabina De Luca, si è incaricato di mettere su carta la profonda rivoluzione che era stata annunciata ad agosto da Trigilia (si veda l’intervista al Sole 24 Ore del 14 agosto). Le grandi opere non saranno più finanziate dai fondi Ue, come è sempre stato nei precedenti cicli (compreso l’attuale): il compito spetterà alle risorse nazionali, in particolare al Fondo coesione sviluppo (l’ex Fas) che dovrebbe superare le ambiguità del passato (soprattutto con Tremonti all’Economia) ed essere «specializzato» in infrastrutture. Lo sforzo comunitario, viceversa, sarà concentrato sulle infrastrutture immateriali, sul sostegno alle Pmi, sulla sostenibilità.

Il Dps ha messo a punto una prima simulazione e le tendenze preannunciate da Trigilia emergono con nettezza: 26.419 milioni (46,8%) vanno ai quattro obiettivi (1-4) che premiano innovazione tecnologica, digital divide, sostegno alle Pmi e riconversione dell’economia verso la sostenibilità; 19.068 milioni (33,8%) ai tre obiettivi che promuovono l’occupazione, combattono la povertà, finanziano investimenti in formazione; 7.906 milioni (14%) alla tutela ambientale, alla prevenzione dei rischi ambientali e alla promozione di sistemi di trasporto sostenibili; 977 milioni (1,7%) all’efficientamento della pubblica amministrazione; 2.044 milioni (3,6%), infine, vanno all’assistenza tecnica.

La simulazione è stata inviata dal Dps alla Conferenza Stato-Regioni che sta discutendo le linee programmatiche da portare a Bruxelles. Il punto di approdo dovrà essere l’accordo di partenariato fra Stato, Regioni e Commissione europea che, in realtà, si sarebbe dovuto già presentare a Bruxelles entro il termine del 30 settembre. Manca, a monte, prima ancora di condividere una posizione sulla ripartizione delle risorse, un’intesa politica generale fra esecutivo e governatori.

L’ostacolo principale nel confronto sembra, al momento, la proposta del Governo di prevedere – in nome di un maggior coordinamento dell’azione nazionale – programmi nazionali affiancati a quelli regionali. I Pon (piani operativi nazionali) sono una prassi consolidata per le Regioni in ritardo del Sud, ma non sono mai stati sperimentati nel centro-nord. E su questo punto l’opposizione regionale è molto dura.

Il Governo da una parte ricorda alle Regioni che il Centro-Nord avrà il 40% di risorse in più rispetto al ciclo 2007-2013 e, dall’altra, spiega che a giustificare queste risorse aggiuntive ci sono parametri e fenomeni (disoccupazione o dispersione scolastica) in crescita che si possono combattere meglio con politiche nazionali e strumenti gestiti dal livello centrale.

La simulazione del Dps – che assume appunto il cofinanziamento nazionale del 50% – fotografa la ripartizione delle risorse non solo fra gli 11 obiettivi ma anche fra i due Fondi (39.644 milioni al Fondo europeo di sviluppo regionale, 17.940 milioni al Fondo sociale europeo) e fra tipologie di Regioni. Alle Regioni meno sviluppate andranno 40.471 milioni, alle Regioni più sviluppate 13.945 milioni, alle Regioni in transizione 1.998 milioni, alla «cooperazione territoriale» 1.170 milioni.

Il ritardo nella definizione dell’accordo di partenariato Stato-Regioni-Ue non è una bella notizia. Anche il nuovo ciclo di fondi strutturali europei comincia al rallentatore mentre ci sono ancora da spendere entro fine 2015 30 miliardi del vecchio ciclo 2007-2013. Quelli sì, destinati in gran parte a grandi infrastrutture.

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