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Nuovi fondi ai comuni per i servizi cogestiti

BOLOGNA – Funziona la gestione associata dei servizi comunali, in Emilia-Romagna. Permette un abbattimento dei costi dei servizi dei singoli comuni anche superiore al 50% oltre alla diffusione di servizi, come quello di polizia municipale, ad esempio, che per alcuni comuni, soprattutto quelli più piccoli, sarebbero insostenibili economicamente. È un sistema virtuoso sostenuto dalla regione con stanziamenti che, nel bilancio di previsione 2011, sono di 11 milioni di euro di cui 5 milioni per le unioni di comuni che associano più di 3 servizi, 4 rivolti alle comunità montane e 2 per favorire l’informatizzazione necessaria per le gestioni associate. Gli stanziamenti regionali che, in parte sostituiscono i mancati trasferimenti da parte dello Stato, sono stati un forte incentivo per la costituzione di nuove unioni che, grazie al boom dell’ultimo triennio, arrivano oggi a 43 (tra comunità montane e unioni), coinvolgono 261 comuni (il 75% del totale) ed una popolazione di oltre 1,5 milioni di abitanti, pari a un terzo del totale. «Dal 2008 – spiega Simonetta Saliera, vicepresidente della regione – si è avviato un processo che stiamo perfezionando in corso d’opera. L’obiettivo del 2011 è quello di perfezionare le criticità emerse nel corso degli ultimi due anni, legate, ad esempio, alla difficoltà di gestire i servizi socio-sanitari in forma associata laddove i confini delle unioni coincidono con quelli dei distretti socio-sanitari e rischiano di creare duplicazioni competenze». «Dal 2002 – spiega Nara Berti, direttore dell’unione Reno-Galliera nel Bolognese – abbiamo attivato i primi servizi associati e nel 2008 ci siamo trasformati in unione. La gestione congiunta di alcuni servizi come quello di polizia municipale garantisce la presenza, in tutti i comuni dell’unione, dei vigili urbani dalle 7 di mattina all’una di notte mentre prima, in quelli più piccoli, i vigili urbani svolgevano solo funzioni amministrative. Inoltre, riunendo i 9 uffici del personale in uno solo abbiamo potuto abbattere il costo di questo servizio del 50% riducendo i dipendenti da 18 a 9 con un risparmio annuo complessivo di 170mila euro». Strumento fondamentale per le gestioni associate è l’utilizzo di piattaforme informatiche comuni che permettano il dialogo telematico tra gli enti. Alcuni di questi software vengono messi a disposizione dei comuni dalla regione che garantisce il riuso gratuito dei programmi per la gestione del personale, per quella del bilancio e, infine, per l’inventario. «Dopo avere unificato, nell’ultimo anno, tutte le ragionerie ed i servizi di controllo di gestione – spiega Francesco Raphael Frieri, direttore generale dell’unione dei comuni della Bassa Romagna, 9 comuni del ravennate per circa 102mila abitanti, che gestisce in forma associata circa 25 servizi comunali, dal personale a quelli educativi – ci stiamo dotando di un unico software per il sistema contabile. In questo modo riusciremo a risparmiare un ulteriore 5% sulla spesa annua di ciascun ente oltre ad ottenere il valore aggiunto di realizzare un bilancio consolidato che permetterà di gestire meglio la spesa oltre che allentare i limiti del patto di stabilità». Ma i vantaggi della gestione associata si riflettono anche, ad esempio, nel risparmio fino al 60% sui costi dei servizi welfare o del 10% in meno per i servizi informatici. Sono vantaggi che, però, si riescono ad ottenere sui grandi numeri. La corsa ai fondi regionali però non si arresta, per questo, spiega Gianni Melloni, direttore di Anci Emilia-Romagna: «Ci sono già in lista altri 47 comuni della regione, pronti ad associarsi in almeno altre tre nuove unioni». Non mancano però gli scettici rappresentati, ad esempio, dal 77% dei comuni del ferrarese e dalla metà di quelli piacentini. «Insieme alla regione – spiega Massimo Trespidi, presidente della provincia di Piacenza – stiamo lavorando per cercare di promuovere le forme associative sul nostro territorio anche dove domina ancora una mentalità campanilistica da superare».

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