Questo articolo è stato letto 0 volte

Nuova tappa di una riforma senza fine

Sarebbe imprudente sostenere che l’ultimo intervento sulle pensioni – quello arrivato con il decreto legge 98 – rappresenti l’anello finale degli aggiustamenti al sistema previdenziale. A dire il vero, se si guarda al recente passato, c’è piuttosto da scommettere che non sarà affatto così. Senza tornare ai tempi delle riforme del ’92 e del ’95 – quelle che hanno ridisegnato i vecchi scenari catastrofici della previdenza con l’introduzione del metodo di calcolo contributivo, dei nuovi requisiti e la nascita delle casse private – dal 2004 in poi si ricordano solo rari momenti di intervallo a modifiche, ritocchi, riforme, controriforme, spesso di grande rilievo. Prima lo “scalone” Maroni, poi ammorbidito dalla riforma Damiano-Prodi; poi le nuove decorrenze delle pensioni, fissate 12 (o 18) mesi dopo il raggiungimento dei requisiti (il che – non scordiamolo – si traduce in un allungamento della permanenza al lavoro); poi l’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia delle donne del pubblico impiego; poi ancora l’aggancio dei requisiti di pensionamento all’aumento della speranza di vita, la cui applicazione è stata ora anticipata di due anni al 2013. Che dire: facciamocene una ragione, perché così potrebbe essere anche per i prossimi anni. D’altra parte, c’è qualcuno disposto a credere che l’aumento a 65 anni dell’età per la pensione di vecchiaia delle donne del settore privato sia davvero destinato a raggiungere l’equiparazione con il settore pubblico solo tra 22 anni, cioè nel 2032? C’è qualcuno disposto a sostenere che non ci siano ulteriori spazi per limare e limitare molti privilegi del passato, oggi non più sostenibili? C’è qualcuno disposto a credere che, più in generale, un comparto come quello della previdenza – che pesa per oltre il 15% sul Pil e vale 230-240 miliardi di euro all’anno – non sarà nuovamente chiamato a contribuire al risanamento dei conti pubblici, qualora se ne dovesse presentare la necessità? Si accettano scommesse sulla prossima mossa.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>