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Nuova Regione, c’è il sostegno di cinquanta Comuni

SALERNO – Sostegno e lealtà nei confronti dell’amministrazione Caldoro, ma l’obiettivo resta quello di separare le sorti della provincia di Salerno da quelle di Napoli, dissolvendo, nei fatti, la regione che lo stesso governatore guida. Ieri è nato il comitato promotore per la regione «Principato di Salerno », presentato ieri a Palazzo Sant’Agostino e presieduto dal consigliere regionale Giovanni Fortunato e di cui fa parte anche il suo collega Giovanni Baldi. Con i due consiglieri regionali ci sono tre assessori della giunta Cirielli – Iannone, Feola, Ciccone – e numerosi esponenti ed amministratori di centrodestra. Tutti pronti a ribadire che sì, Caldoro sta lavorando bene, pur nelle difficilissime condizioni in cui si trova la Campania, che il governatore è sensibile ai problemi dei territori che compongono la regione, ma che tuttavia l’unico modo per garantire sviluppo e difesa dell’identità salernitana è quello di trasformare l’attuale provincia in regione. «Napoli – dice Giovanni Fortunato – assorbe la maggior parte delle risorse regionali, lasciando le briciole alle altre province. Fino ad ora Salerno non ha avuto una classe politica in grado di tutelare le esigenze del territorio ». Rincara la dose Baldi: «Forse avremmo dovuto farci valere prima in Regione, troppe volte abbiamo chiesto inutilmente che i nostri diritti fossero rispettati». Ottimista sulle possibilità di tagliare della nuova regione l’assessore provinciale Antonio Iannone. «I sindaci che si sono detti pronti a sostenere l’iniziativa – spiega – rappresentano o l t r e 400mila cittadini. C’è da essere ottimisti». Sono già cinquanta i Comuni disponibili all’ope-razione della Provincia ed altri potrebbero ancora aggregarsi. E tocca ancora a Iannone replicare al senatore del Pd Alfonso Andria, per cui l’intera iniziativa è solo un tentativo di mascherare l’incapacità dell’attuale classe dirigente. «Non so – dice Iannone – di quale classe dirigente parli, probabilmente di quella del suo tempo, quando il Cilento voleva andare via, il Vallo di Diano pensava alla Grande Lucania e l’Agro guardava verso Napoli». Perplessità sul progetto sono arrivate dal mondo sindacale, suscitando l’intervento del vicepresidente della Provincia. «Se il segretario della Cgil Tavella attacca aprioristicamente un progetto così serio – dice Anna Ferrazzano – è probabilmente per attuare un tentativo di distrarre l’opinione pubblica. Da che cosa – Dalle evidenti responsabilità della classe politica del centrosinistra, che per quindici anni ha governato la nostra regione e la nostra provincia e che ancora governa purtroppo la nostra città». Dal movimento Grande Lucania arriva, invece, un via libera al progetto sponsorizzato dal presidente Cirielli.

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