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Nucleare con il sì dei territori

Sul nucleare bisognerà fare “scelte condivise da tutti”. Lo ha dichiarato il Ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, intervenendo ieri all’inaugurazione di un elettrodotto di Terna.
“Bisognerà fare scelte che dovranno essere condivise da chi vede installata nel proprio territorio una centrale”, ha sottolineato. “Ora mi auguro per tutti che i giapponesi con il contributo degli altri Paesi sappiano e possano risolvere il problema delle centrali nucleari, che anche per gli approfondimenti che abbiamo avuto in Europa, sembra non essere di facile soluzione. Dobbiamo tutti fermarci un attimo e capire cosa è meglio fare”, ha aggiunto, spiegando che “l’evento giapponese ha una eccezionalità forse irripetibile in altri Paesi, ma credo debba portare a un momento di riflessione”. Secondo Romani, anche gli stress test che verranno condotti in Europa “devono dare sicurezza e convincimento profondo” perché quella nucleare “è una scelta che non si può fare senza il convincimento di tutti”. Sulla vicenda hanno preso posizione anche le rappresentanze degli enti locali.
“L’Anci ha più volte segnalato e sottolineato, nel corso delle consultazioni sui provvedimenti relativi alla nuova strategia sul nucleare in Italia, l’imprescindibilità di considerare, in primo luogo, sicurezza e tecnologie avanzate”, ha dichiarato Filippo Bernocchi, vicepresidente Anci con delega alle politiche energetiche. “Come abbiamo avuto modo di segnalare al Governo e alle Commissioni parlamentari – aggiunge – in particolare nelle osservazioni che l’Anci ha formulato alla delibera CIPE sulle nuove tecnologie da impiegare, non bisogna sottovalutare il tema, particolarmente importante, che riguarda l’adozione di sistemi di protezione, di controllo e di sicurezza dell’impianto al fine di assicurare la massima prevenzione rispetto a possibili eventi incidentali e quindi ai rischi per la popolazione cercando di pervenire ad un ‘rischio zero’ per i cittadini. In pratica abbiamo chiesto di indicare chiaramente, e non in modo indeterminato, che i reattori nucleari dovranno essere di 3^ generazione avanzata, ciò per offrire garanzie per il miglioramento delle prestazioni operative, per la sicurezza e per la conseguente riduzione dei rifiuti e specificare l’obbligo di verifiche tecniche dell’impianto con cadenza almeno ventennale, necessarie per contenere l’impatto sui recettori ambientali (popolazione ed ecosistema)”. “Il tema della sicurezza – conclude Bernocchi – è un tema che va affrontato nelle dovute sedi, con pacatezza e, per quanto possibile, evitando di farsi condizionare dall’emozione del momento”. “Come comuni e come Anci – sottolinea Fabio Callori, sindaco di Caorso e presidente della Consulta Anci dei comuni sede di servitu’ nucleari – abbiamo sempre dimostrato la nostra disponibilità, anche nel mettere a disposizione le nostre conoscenze, frutto di una esperienza reale e comprovata”.
E le regioni? “La Regione Emilia-Romagna sul nucleare ha preso, già da tempo, una posizione netta e chiara. Siamo contrari a questo nucleare pericoloso e anti-economico”, ha evidenziato il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani rispondendo alla lettera inviata da Legambiente ai presidenti di regioni che chiedeva di “prendere atto della oggettiva irragionevolezza di qualsiasi prospettiva di localizzazione di centrali nel nostro territorio”. Inoltre – si legge in una nota diramata dalla Regione Emilia Romagna – “in riferimento alle dichiarazione del sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico Stefano Saglia (“le centrali nucleari non verranno costruite nelle Regioni che negheranno l’assenso alla localizzazione degli impianti nel loro territorio”), il presidente Errani aggiunge: “Ne prendo atto. Ribadisco la posizione della Regione Emilia-Romagna e sottolineo che non mi risulta ci sia alcuna Regione italiana disposta a ospitare una centrale nucleare sul proprio territorio”.
Intanto le Commissioni ambiente e attività produttive della Camera hanno dato parere favorevole, con osservazioni, al decreto legislativo sulla disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio degli impianti nucleari. A favore hanno votato Pdl, Lega, Responsabili, Fli e Udc, con l’eccezione di Savino Pezzotta che si è astenuto. Contraria si è espressa l’Idv, mentre il Pd ha abbandonato l’aula al momento del voto. Martedì prossimo sarà il Senato a esprimersi e il giorno successivo arriverà il via libera definitivo del Consiglio dei Ministri. Il parere è stato firmato dai relatori per la Commissione ambiente, il leghista Guido Dussin, e attività produttive, Catia Polidori del Pdl. Nel testo, tra l’altro, si prevede che l’Aiea compia valutazioni di impatto ambientale non solo all’inizio ma periodicamente per tutta la vita dell’impianto. Chieste poi verifiche stringenti al oggetto titolare dell’autorizzazione unica che, sotto la supervisione dell’Agenzia, è obbligato a “valutare e verificare periodicamente nonché a migliorare costantemente la sicurezza dell’impianto, in modo sistematico e verificabile” e “a garantire l’esistenza e l’attuazione di sistemi di gestione che attribuiscano la dovuta priorità alla sicurezza nucleare e l’adozione di misure per la prevenzione di incidenti e per la mitigazione delle relative conseguenze”. Saranno poi necessarie due autorizzazioni distinte per il parco tecnologico e per il deposito. Duro il giudizio del Pd. “Il governo ha snobbato il parlamento e il ministro non si è mai fatto vedere e ieri sera ha mandato in fretta e furia Saglia che stava male”, ha detto il capogruppo nella attività produttive Andrea Lulli quando ha lasciato l’aula con tutti e due i gruppi del Pd. “I presidenti delle giunte regionali del centrodestra stanno dicendo che non vogliono le centrali”, ha aggiunto, “è una presa in giro”.

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