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Nucleare: attesa per agenzia, regolamento e strategia

Dovrebbero essere quattro le centrali nucleari che garantiranno la prima fase del ritorno del nucleare in Italia, ma per mettere la prima pietra su uno dei possibili siti che verranno individuati bisognerà innanzi tutto aspettare l’Agenzia per la sicurezza, le cui nomine sono da tempo in stand by, nonché adempiere ad altri obblighi di legge. L’Agenzia per la sicurezza è l’autorità di controllo sul settore ed è elemento cardine di tutti gli iter per la realizzazione di una centrale. La nomina del presidente dell’Agenzia spetta al presidente del Consiglio, mentre due membri sono designati dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e due dal Ministro dello sviluppo economico: l’iter prevede l’emanazione di un Dpcm dopo il parere favorevole delle commissioni parlamentari. Anche in seguito alle dimissioni di Claudio Scajola, grande sostenitore del ritorno all’atomo, il processo decisionale ha subito un forte rallentamento e del collegio, per il momento, non c’é ancora traccia: in pole position per la presidenza, nel corso dell’estate, è apparso l’oncologo Umberto Veronesi. Per il funzionamento dell’Agenzia, ricordano comunque fonti del ministero per lo Sviluppo, le nomine non saranno sufficienti: sarà infatti necessario varare il regolamento, perché l’organismo possa iniziare a operare. Non solo: il ritorno all’atomo potrà avvenire soltanto dopo l’approvazione della Strategia nucleare italiana. Si tratta di una sorta di documento programmatico, che delinea gli obiettivi strategici in materia nucleare, tra i quali la protezione dalle radiazioni ionizzanti e la sicurezza. Il documento, dato in arrivo per ottobre dal sottosegretario Stefano Saglia, viene emanato sotto forma di decreto del Consiglio dei Ministri su proposta del ministero dello Sviluppo, che si avvarrà dell’Agenzia, di concerto con il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, con il ministro dell’Ambiente e con quello dell’Istruzione, dell’università e della ricerca. Per quanto riguarda infine la realizzazione vera e propria di una centrale saranno necessarie delibere Cipe sia sulle tipologie tecniche che per l’individuazione dei criteri per la costruzione di consorzi per la costruzione e l’esercizio degli impianti. Per sapere quali saranno i primi siti in cui sorgeranno le centrali, insomma, ci vorrà ancora tempo: secondo il sottosegretario Saglia, bisognerà aspettare almeno gennaio, per poi partire con i cantieri nel 2014. I candidati dovranno comunque rispondere a precisi requisiti: zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d’acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, lontane da aree densamente popolate. Fra i nomi che puntualmente ritornano, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume. Fra i luoghi più papabili, anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell’acqua di mare. Secondo altri, fra cui i Verdi e Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si sono fatti i nomi di Porto Tolle, a Rovigo, Monfalcone (in provincia di Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia).

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