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Nord e sud divisi sui costi standard

ROMA – La marcia di avvicinamento all’attuazione completa del federalismo rallenta. Nonostante l’invito del governatore leghista Luca Zaia ad andare a «100 all’ora» e la tranquillità del leader del Carroccio Umberto Bossi, che vede la riforma «in cassaforte», l’esecutivo deve fare i conti con l’alt intimato dai presidenti meridionali, alle prese con i piani di rientro sanitari. E anche il rapporto con gli enti locali vive una fase di alterne fortune. Ieri è stata un’altra giornata frenetica per i due decreti attuativi in rampa di lancio da una settimana (costi standard e autonomia tributaria degli enti territoriali). Il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ha confermato l’intenzione di portare in Consiglio dei ministri il 1° ottobre almeno il fisco regionale ed è sbottato davanti alla richiesta dei governatori di avere altro tempo: «Con le regioni continuiamo a fare riunioni tutte le settimane…». Tanto più che i problemi riguardano soprattutto il provvedimento che sancisce l’addio alla spesa storica a partire dal 2013 e fissa in un paniere di tre regioni ? da scegliere tra le cinque che nel 2011 saranno in equilibrio finanziario e avranno la bollinatura di qualità della Salute ? i «benchmark» da finanziare e perequare al 100% lungo tutto lo Stivale. Tale marchingegno preoccupa il sud. Specie le quattro regioni (Abruzzo, Calabria, Campania e Molise) che insieme al Lazio stanno lavorando al piano di rientro sanitario. E che ritengono troppo diversi i valori di partenza rispetto al nord per non temere di dover tagliare le prestazioni. La conferma è giunta dalla governatrice laziale Renata Polverini. «È chiaro che la posizione di partenza è diversa, non lo dico io ma i dati. Per noi sarebbe un problema entrare nella discussione tecnica perché abbiamo in ballo quella sul piano di rientro della sanità e quindi non possiamo aggiungere un’altra discussione così complessa». Anche l’ipotesi ventilata nei giorni scorsi di inserire un territorio meridionale nel terzetto di riferimento (su cui si veda Il Sole 24 Ore del 17 settembre) non è servita a rasserenare gli animi. Soprattutto se la scelta cadesse sulla “piccola” Basilicata. Di tenore opposto le reazioni del settentrione. Il presidente veneto Luca Zaia ha invitato il governo ad andare a «100 all’ora»; l’assessore al Bilancio della Lombardia, Romano Colozzi, ha parlato di preoccupazioni eccessive «poiché la legge 42 tiene conto della grande differenza del territorio e ha previsto meccanismi di compensazione». Da qui la decisione del presidente della conferenza delle regioni, l’emiliano Vasco Errani, di aggiornarsi alla prossima settimana per «concordare con il governo un percorso che consenta a tutte le regioni di seguire con coerenza i decreti». Emilia a sua volta preoccupata per i tagli della manovra estiva che, se non attenuati almeno in parte con il federalismo, potrebbero portarla a tagliare il 36% dei chilometri del trasporto locale. A questo punto la nuova tabella di marcia potrebbe essere la seguente: martedì nuovo incontro con Calderoli, mercoledì conferenza straordinaria dei presidenti; venerdì Consiglio dei ministri. E a tal fine potrebbero tornare utili i numeri sulle spese sanitarie e sulle risorse “mosse” dal fisco regionale che la commissione tecnica paritetica (Copaff) guidata da Luca Antonini sta per mettere a disposizione delle parti in causa. Una buona notizia per l’esecutivo è intanto giunta dalle province. Al termine dell’incontro di ieri pomeriggio con il ministro della Semplificazione, il presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione si è detto soddisfatto per la ricetta prospettata dal governo per il fisco degli enti di area vasta. Perché prevede la «semplificazione del sistema tributario, assicurando alle province l’autonomia attraverso tributi che interessano il trasporto su gomma e la compartecipazione ad un tributo erariale». Il mix in arrivo dovrebbe valere 9,5 miliardi ed essere composto dall’attuale Ipt, dall’attribuzione in via esclusiva dell’imposta sul-l’Rc auto (che oggi viene riscossa tramite le agenzie assicurative, ndr) e da una quota della tassa regionale di circolazione. Oltre alla compartecipazione a un tributo statale ancora da individuare. In fase di stallo, infine, i rapporti con i comuni dopo che la conferenza unificata ha rinviato il parere sul fisco municipale (su cui si veda l’articolo qui accanto). Con il conseguente slittamento dell’arrivo del dlgs in commissione parlamentare bicamerale. Un episodio che ha stizzito Calderoli: «Per 4-5 giorni di rinvio i comuni rischiano di perdere un anno di entrate proprie».

ALTI E BASSI CON LE AUTONOMIE LOCALI

Piani di rientro sanitari l’ostacolo per le regioni
Fumata nera da parte delle regioni che non sono neanche scese nel dettaglio delle misure contenute nei due decreti attuativi che le riguardano: autonomia tributaria e costi standard. Il vero nodo riguarda questi ultimi. Il Sud e il Lazio insistono sul fatto che, sui disavanzi sanitari, la situazione di partenza rispetto al Nord è estremamente diversa. Proprio per questo, ha sottolineato la governatrice del Lazio Renata Polverini, va prima risolta la questione dei piani di rientro sanitari. A queste perplessità si sommano quelle sui tagli della manovra estiva.

Bollo, Ipt e Rc auto per il sì delle province
Di tutt’altro umore le province. La settimana scorsa il governo ha stralciato la parte sul fisco degli enti di area vasta e ieri ha avviato il confronto con i diretti interessati. Positivo il giudizio del presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione. Nella proposta formulata dal governo alle province andrebbero in via esclusiva l’Rc auto, che oggi invece viene incassata dalle agenzie di assicurazione e poi girata alle province, e l’Ipt. Poi spazio alla compartecipazione a un tributo regionale (probabilmente il bollo auto) e a uno erariale da individuare.

I comuni chiedono i numeri sulla municipale
Tornano increspate le acque con i comuni. La Conferenza stato-regioni e quella unificata si sarebbero dovute pronunciare ieri sul fisco municipale ma hanno deciso di rinviare il parere sul provvedimento varato in via preliminare dal Cdm del 3 agosto scorso perché l’Anci non ha ricevuto dall’esecutivo le stime sul gettito comune per comune dei tributi devoluti e della base imponibile della futura imposta municipale. Lo slittamento provocherà un ritardo nell’arrivo del decreto legislativo in parlamento dove dovrà essere esaminato dalla bicamerale di attuazione.

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