Questo articolo è stato letto 0 volte

No all’abolizione delle province

L’aula della Camera ha bocciato la proposta di abolire le province, avanzata da Italia dei valori. Contro ha votato la maggioranza, mentre a favore della richiesta si è schierato il Terzo polo. Il Pd, invece, si è astenuto.
“Il voto di oggi (ieri, ndr) è un’altra occasione persa dal Parlamento per ridurre ulteriormente i costi della politica”, ha commentato l’Udc Renzo Lusetti, sottolineando che i centristi volevano “introdurre una riforma importante abolendo le Province dal testo costituzionale ma hanno prevalso interessi di parte, sia nella maggioranza, che da anni promette questo taglio, sia nel Pd che ha mancato di audacia. Oggi ha perso di credibilità la politica, ma soprattutto ha perso il Paese. Chi ha votato contro si assuma le proprie responsabilità”. “Si rinuncia ‑ ha fatto notare il vicepresidente dei deputati di Fli, Giorgio Conte ‑ a un risparmio per le casse dello Stato stimato fino a circa 2 mld di euro. Ma noi non rinunceremo a questa battaglia, oggi ancora impedita dal noto condizionamento che la Lega esercita puntualmente sull’agenda del Governo. Si discute di federalismo, di federalismo fiscale, di velocità e flessibilità nelle decisioni, ma non si ha il coraggio di mettere mano alla riduzione del numero degli apparati politici e burocratici. Quindi, le province non si toccano e magari si tornerà a riesumare la proposta leghista di regionalizzare le province, attribuendo alle regioni non solo il compito di abolirle, ma anche di istituirne di nuove. L’epilogo beffardo della incapacità delle riforme”. La Lega intanto annuncia un nuovo disegno di legge che dimezza “complessivamente” il numero dei parlamentari e crea il Senato federale, come ha reso noto nell’Aula della Camera il Ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli: “abbiamo presentato un d.d.l. che dimezza il numero dei parlamentari, vedremo chi lo vota” ha detto al termine della discussione sul disegno di legge sull’abolizione delle Province. Ai cronisti, Calderoli ha poi spiegato: è un testo “che abbiamo portato lunedì al pre consiglio. È una proposta per dimezzare complessivamente il numero dei parlamentari, che crea il Senato federale e non prevede una camera di serie A e una di serie B, ma la specializzazione dei due rami del Parlamento”. Pier Ferdinando Casini ha duramente criticato la decisione del Pd di astenersi sul voto in aula alla Camera sulla soppressione delle province. “Mi dispiace molto che il Pd abbia perso l’occasione di fare una cosa saggia e di mandare il governo in minoranza”, ha detto il leader dell’Udc. “Avremmo dato un segnale”, ha sottolineato, “e non sarebbe stato un peccato di lesa maestà suddividere le competenze delle province tra comuni e regioni”. E Antonio Di Pietro è furioso quando esce dall’Aula della Camera dopo la bocciatura della richiesta dell’Idv. “Oggi si è verificato un tradimento generalizzato degli impegni e dei programmi elettorali fatti da destra a sinistra”, ha spiegato il leader dell’Italia dei valori rispondendo ai cronisti. “Hanno fatto a gara nel far sognare gli italiani durante la campagna elettorale, sarebbe stato il primo passo per eliminare gli sprechi della casta e ridurre i costi della provincia”, ha ricordato. Non solo. “Dell’abolizione delle province si parla dal 1960”, ha ricordato, “ma c’è stato un comportamento patetico anche nella nostra coalizione, qualcuno ha chiesto l’ennesimo rinvio per riflettere”. La verità, ha aggiunto, “è che c’è solo un’enorme distanza tra la chiacchiera elettorale e i fatti istituzionali. C’è una maggioranza trasversale che possiamo chiamare ‘maggioranza della casta’, tipica da Prima Repubblica”. In questo, ha insistito, “spiace che la Lega che parla tanto di sprechi e costi della politica poi è in prima fila quando si tratta di sistemare le cadreghine locali”. E la difesa del Pd? “Noi siamo contrari a misure demagogiche e raffazzonate che rischiano di produrre più danni che benefici”, ha affermato il responsabile enti locali del partito Davide Zoggia. “Siamo convinti – ha detto – che l’architettura istituzionale del paese debba essere rivista e in tale riassetto crediamo che si debba riconsiderare ruolo, funzioni e numero delle Province. Parlare di una generale quanto generica abolizione, come fa Di Pietro, va bene per conquistarsi un titolo di giornale ma non per affrontare una questione complessa che riguarda funzioni, poteri, competenze in coordinamento con le regioni e i comuni. Di Pietro, piuttosto, cerchi di dare il suo contributo e la sua collaborazione per una riforma organica che parta dai rami alti e discenda sui territori, come il Pd si sta impegnando a fare”.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>