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Niente sconti in fase di sfratto

La casa occupata dall’inquilino sotto sfratto? Può conservare le agevolazioni Imu per l’affitto a canone concordato solo se lo prevede il Comune. La risposta è arrivata indirettamente ieri dal dipartimento delle Finanze, nel corso del question time in commissione Finanze alla Camera, su un quesito dell’onorevole Filippo Busin (Lega Nord).

Partendo da un caso reale verificatosi ad Ancona e sollevato sul Sole 24 Ore di lunedì 6 gennaio, il deputato chiedeva di inserire nel primo provvedimento utile «una disposizione volta a stabilire che sugli immobili sottoposti a procedimento di sfratto esecutivo nei quali continua a dimorare l’inquilino insolvente si applichi l’aliquota Imu stabilita per gli immobili locati». Il problema si pone per tutti quei Comuni che hanno previsto un’aliquota ridotta per gli affitti a canone convenzionato e/o libero: lo sfratto, infatti, comporta la risoluzione del contratto e, di conseguenza, fa sì che l’immobile ricada nella categoria di quelli «a disposizione», generalmente tassati in modo più pesante.

Le Finanze, però, bocciano l’ipotesi di una norma ad hoc. Sarebbe «troppo specifica» e rischierebbe di vanificare «lo spirito federalista che informa la disciplina dell’Imu». La parola, quindi, torna al Comune, che sul tema degli affitti ha «un’ampia facoltà regolamentare».

La maggior parte dei sindaci non è riuscita a tradurre in realtà la norma che consente di ridurre il prelievo sugli immobili locati fino allo 0,4 per cento. D’altra parte, nelle città in cui gli sconti sono previsti, i proprietari di case occupate dagli ex inquilini sotto sfratto si trovano doppiamente penalizzati: oltre a non incassare il canone e a dover sostenere le spese condominiali e legali, si trovano a subire un rincaro che – nel caso di un alloggio con una rendita catastale di 450 euro – si può stimare in 225 euro all’anno, se si passa dallo 0,76 all’1,06% di Imu.

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