Questo articolo è stato letto 0 volte

Nidi e scuole, tariffe in rialzo a rischio anche i redditi medi

Palazzo D’Accursio alla prova dei tagli. Uffici al lavoro sulle proposte da portare al tavolo dei sindacati, già convocati in Comune per il 29 settembre. Sul tavolo dei dirigenti comunali la sforbiciata di 20 milioni di euro di trasferimenti statali previsti dalla manovra nel 2011. Occhi puntati sul ritocco all’insù delle tariffe di nidi e rette, che resteranno invariate per le fasce più deboli. Ma che potrebbero aumentare in media del 25% per i redditi medio-alti. In pratica, tenere un bimbo al nido potrebbe costare dai 600 ai 900 euro in più all’anno anche alle famiglie con reddito annuo tra i 20 e i 26mila euro. Si tratta, per ora, di semplici ipotesi, ancora da confrontare con i sindacati e con lo stesso commissario Anna Maria Cancellieri, rientrato ieri dal viaggi all’Expo di Shanghai per la maratona di bilancio. Il rebus è difficile da risolvere: come trovare i 20 milioni di euro che mancano dalle casse comunali? Impossibile, spiegano da Palazzo D’Ac-cursio, usare la leva fiscale, perché le tasse sono bloccate per legge per gli enti locali, in attesa della legge sul federalismo fiscale. Resta quindi il taglio delle spese e l’aumento delle tariffe per i servizi, bloccate dall’era Cofferati. «Toccheremo le tariffe modificando le fasce di accesso Isee, ma solo per i redditi più alti» aveva detto venti giorni fa Anna Maria Cancellieri dopo il summit con Cgil, Cisl e Uil. Ma secondo il calcolo degli uffici nel novero dei rincari finiranno anche i redditi cosiddetti “medi”, quelli cioè tra i 20 e i 26mila euro (la fascia più alta nel redditometro Isee). Solo in questo modo, aumentando in media del 25% il costo di accesso ai nidi e agli altri servizi, sarebbe infatti possibile recuperare circa 5 milioni di euro, ripianando un quarto del buco da 20 milioni di euro di tagli del governo. In pratica, una famiglia con un reddito di circa 23mila euro che oggi paga circa 3.150 euro all’anno per tenere il figlio al nido, potrebbe pagare dal 2011 circa 3.800 euro. Una stangata che difficilmente andrà giù ai sindacati, che pensano invece ad aumenti delle tariffe in linea con l’inflazione. Nei guai anche il settore personale, cui la giunta commissariale ha assegnato un taglio di circa 12milioni di euro in una variazione di bilancio approvata a giugno. La sforbiciata colpirebbe tutti i circa 400 cococo del Comune, oltre che bloccare turn over, straordinari e buoni pasto per gli assunti. Non verranno toccate invece le quote comunali nelle partecipate come Hera, Fiera e Aeroporto, proposta avanzata anche nel dibattito pre-elettorale. I proventi della vendita non potrebbero infatti essere impiegati nella spesa corrente, né per salvaguardare i servizi. Solo 500mila euro, poi, si potrebbe recuperare dal taglio delle consulenze. Mentre ancora allo studio di Atc c’è il rincaro dei biglietti del bus, “figlio” dei 3 milioni di taglio dei trasferimenti regionali sui trasporti. Intanto proprio da viale Aldo Moro è arrivata ieri la proposta Pd di un sussidio regionale di disoccupazione complementare rispetto a quello erogato dall’Inps, da portare presto sui banchi dell’assem-blea legislativa. A firmare la proposta, oltre a Antonio Mumolo e Thomas Casadei, anche Maurizio Cevenini, in pole come candidato sindaco del centrosinistra alle primarie.

Continua a leggere su: Repubblica, Bologna

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>