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Nella delega il concordato preventivo

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Riforma del fisco da realizzare in tre anni, nel vincolo dell’«invarianza dei saldi economici e finanziari». L’Irpef cambierà volto: tre aliquote di base del 20, 30 e 40%, contro le cinque attuali, finanziate dalla graduale e opzionale revisione delle aliquote Iva «tenendo conto degli effetti inflazionistici prodotti da un aumento», e dal riordino delle agevolazioni fiscali. Nel testo della legge delega approvato ieri dal Consiglio dei ministri, si conferma la graduale abolizione dell’Irap, «con prioritaria esclusione dalla base imponibile del costo del lavoro», l’introduzione di un’imposta sui servizi che accorperà l’imposta di registro, le ipotecarie e catastali, il bollo, la tassa sulle concessioni governative e quella sui contratti di borsa, l’imposta sulle assicurazioni e sugli intrattenimenti. La struttura fiscale sarà in sostanza assicurata da cinque grandi imposte: Irpef, Ires, imposta sui servizi, Iva e Irap fino alla sua abolizione. Il prelievo sulle rendite finanziarie verrà allineato al 20%, con esclusione «dei titoli pubblici ed equivalenti», e per quel che riguarda le semplificazioni, oltre alla revisione degli attuali regimi forfettari «per favorire le nuove imprese» e degli studi di settore compare anche l’avvio sperimentale del concordato biennale preventivo sul reddito di impresa e di lavoro autonomo. In sostanza, si dovrà stabilire un nuovo meccanismo di definizione ex ante del reddito per artigiani, commercianti e liberi professionisti, sul quale predeterminare il livello del prelievo. Il ddl si compone di 10 articoli e nella parte finale concentra l’attenzione sugli interventi di riordino della spesa in materia sociale. Nel presupposto della «separazione del dovere fiscale da quello di assistenza sociale», si punta a riqualificare e integrare le prestazioni socio assistenziali «in favore dei soggetti autenticamente bisognosi». Verranno rivisti gli indicatori di situazione economica equivalente, «con particolare attenzione alla composizione del nucleo familiare», e si provvederà al riordino dei criteri (compresi quelli sulla reversibilità e invalidità) per l’accesso alle prestazioni assistenziali. Per quel che riguarda la futura Irpef, il ddl delega fissa tra i principi generali l’identificazione, in funzione della soglia di povertà, di un livello minimo personale escluso da imposizione. Una nuova «no tax» area, in poche parole. I regimi fiscali di favore verranno concentrati soprattutto su natalità, lavoro e giovani, mentre un regime differenziato di favore fiscale sarà riservato alla parte di retribuzione commisurata «agli incrementi di efficienza e ai risultati di impresa». Nell’imponibile confluirannno parzialmente gli utili percepiti su partecipazioni societarie qualificate. Quanto al nuovo regime fiscale per le rendite finanziarie, è prevista la possibilità di fissare un’aliquota inferiore al 20% sui redditi di capitale che derivino da piani di risparmio istituiti dalle forme di previdenza e assistenza complementari. Per l’Iva, è previsto il coordinamento con il sistema dell’accisa, per ridurre le duplicazioni, la razionalizzazione dei sistemi speciali, nonché la «semplificazione degli adempimenti formali». L’articolo 7 del ddl delega disciplina infine il regime fiscale per i nuovi investimenti e di attrazione per gli investimenti esteri: sarà possibile dedurre il rendimento del capitale di rischio, «valutato tramite l’applicazione di un rendimento nozionale al nuovo capitale proprio». Per l’attuazione dei decreti attuativi della delega è prevista la costituzione della commissione bicamerale dei trenta, così come avvenne per la delega fiscale del 2003. Fino al completamento della riforma e per i tre anni successivi, un’apposita normativa “transitoria” escluderà «inasprimenti fiscali rispetto ai regimi fiscali garantiti dalla legislazione pregressa». Ulteriori forme di copertura verranno dalla lotta all’evasione, «dallo spostamento dell’asse del prelievo a forme di imposizione reale», e infine da economie «nel comparto della spesa pubblica». «Puntiamo ad allargare la base imponibile riducendo gli oltre 470 regimi di agevolazione», ha osservato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti al termine del Consiglio dei ministri. La delega per la parte assistenziale «è fondamentale. Introduciamo degli indicatori di bisogno nazionale. Il migliore è quello del Trentino. Poi molte delle erogazioni saranno gestite dall’Inps».

Il riassetto
Come cambierà lo schema delle imposte

IMPOSTA SUL REDDITO L’Irpef avrà tre aliquote di base del 20, 30 e 40%, contro le cinque attuali, finanziate dalla graduale e opzionale revisione delle aliquote Iva e dal riordino delle agevolazioni fiscali.

IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO Revisione graduale delle attuali aliquote, coordinamento con il sistema dell’accisa, razionalizzazione dei sistemi speciali, semplificazione degli adempimenti formali.

IMPOSTA SUI SERVIZI Razionalizzati in un’unica obbligazione fiscale imposta di registro, ipocatastali, di bollo, tassa sulle concessioni governative, sui contratti di borsa, sulle assicurazioni, sugli intrattenimenti.

IL SISTEMA DELL’ACCISA Le singole accise sono gradualmente determinate e coordinate con l’imposta sui consumi. Il coordinamento dovrà evitare gli effetti viziosi di moltiplicazione dell’imposta.

IMPOSTA REGIONALE ATTIVITÀ PRODUTTIVE Si va verso la graduale eliminazione dell’Irap. La legge delega stabilisce che sia considerata prioritaria l’esclusione dalla base imponibile del costo del lavoro.

LA PAROLA CHIAVE
Legge delega

Con la legge delega il Parlamento conferisce al Governo una delega a legiferare, mediante l’emanazione di successivi decreti legislativi di attuazione (i “decreti delegati”), su una determinata materia. Il Parlamento, nel conferire la delega, fissa i principi ed i criteri di fondo ai quali il Governo si dovrà attenere, definisce i tempi entro i quali la delega stessa deve essere esercitata, stabilisce eventualmente l’obbligo per il Governo di sottoporre i decreti attuativi all’esame delle competenti Commissioni parlamentari. Più i principi fissati nella legge delega sono ampi, più cresce la possibilità di autonomia del Governo dal Parlamento. Se l’esecutivo emana i decreti legislativi delegati al di fuori del tempo stabilito, o dell’oggetto previsto, o senza rispettare i criteri e i principi direttivi indicati dalle Camere, i relativi decreti legislativi saranno viziati da contrasto con l’articolo 76 della Costituzione.

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