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Nel fondo di solidarietà altri 1,2 miliardi

Oltre a dare un po’ di fiato alle casse con l’anticipo del 20% che dovrebbe essere erogato entro fine settimana, il decreto «Salva-Roma» ter 16/2014 prova a mettere ordine nei finanziamenti comunali, disegnando uno scenario che presto potrebbe portare oltre 1,2 miliardi in più nel fondo di solidarietà.

Attenzione: le risorse aggiuntive si fermano a 625 milioni, e sono rappresentate dai 500 milioni che la legge di stabilità aveva vincolato alle detrazioni Tasi e dai 125 milioni messi in più dal Governo per far quadrare i conti locali (118 dei quali erano rimasti inutilizzati in un fondo nato nel 2009 per la stabilizzazione di Lsu).

Gli altri soldi c’erano già, ed erano costituiti dal 10% del fondo che la legge di stabilità chiedeva di redistribuire fra gli enti in base ai «fabbisogni standard» approvati dalla Copaff, secondo un meccanismo la cui applicazione non ha mai preso forma. Per questi fondi, il decreto 16/2014 prevede una nuova regola: o si trova in cinque giorni un modo per distribuirli in base alle «capacità fiscali» dei Comuni, oltre ai fabbisogni standard che però (con l’eccezione di quelli relativi alla Polizia locale) non sono ancora scritti in Dpcm, oppure il 15 marzo confluiscono nel fondo di solidarietà, e vengono distribuiti come tutti gli altri. In questo caso (probabile) del parametro legato a capacità fiscali e fabbisogni standard ci si occuperà nel 2015.

Questo ridisegno del fondo di solidarietà supera lo spezzatino acrobatico scritto nella legge di stabilità (rimangono fuori dal calderone del fondo solo i 90 milioni) e rende un po’ meno complicato per i Comuni fare previsioni sulla quota di fondo di solidarietà che arriverà nel loro bilancio. A questo riguardo, è essenziale tenere conto soprattutto dei tagli aggiuntivi previsti per il 2014 dalla spending review del governo Monti (articolo 16, comma 6 del Dl 95/2012), che a livello complessivo passano da 2,25 a 2,5 miliardi e quindi determinano una sforbiciata aggiuntiva dell’11% rispetto all’anno scorso. Nella base di calcolo, i Comuni inferiori a 5mila abitanti devono considerare il taglio “lordo” del 2013, dal momento che per loro la cura della spending review nel 2012 non si è trasformata in obiettivi di abbattimento del debito, e quindi nel 2013 ha prodotto “restituzioni” dei tagli operati sull’anno prima. A questo punto, è possibile stimare le risorse standard complessive 2014 (Imu standard 2013 più Fsc 2013 meno riduzioni 2014), alle quali concorrono i gettiti ad aliquota standard di Imu e Tasi e, per differenza, ricavare il fondo di solidarietà 2014 da iscrivere in bilancio, sulla base del quale saranno operate le scelte fiscali.

Su questo versante, occorre tenere conto dei 625 milioni messi sul piatto dal decreto 16/2014, che saranno distribuiti (la norma non prevede una scadenza, ma l’operazione è ovviamente urgente) sulla base di un metodo esaminato anche dalla Conferenza Stato-Città. Questa quota aggiuntiva serve a evitare “buchi” di bilancio nel passaggio dall’Imu sull’abitazione principale alla Tasi, per cui è probabile che le risorse saranno attratte soprattutto dai Comuni (grandi città in primis) dove le aliquote Imu sono cresciute nel 2012-2013, e dove quindi non c’è spazio per raggiungere lo stesso livello di entrata con la Tasi.

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