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Napolitano firma decreto rinnovabili

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il decreto legislativo sulle energie rinnovabili varato dal Consiglio dei Ministri giovedì 3 marzo scorso. Tanti ancora i nodi da sciogliere soprattutto per quanto riguarda i nuovi limiti degli incentivi e i finanziamenti in corso. In tal senso, dal ministero dello Sviluppo Sostenibile sarebbero già partite le convocazioni per banche e associazioni imprenditoriali. Nei giorni scorsi a chiedere un tavolo al ministro Paolo Romani era stato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, “per la definizione dei nuovi incentivi per le energie rinnovabili che scatteranno dal giugno prossimo”.

Il provvedimento, che recepisce una direttiva europea, prevede che, da giugno, con un decreto interministeriale da emanare entro aprile, si procederà a una rimodulazione del regime degli incentivi per gli impianti in rete dopo il 31 maggio 2011. Per i terreni agricoli è stato fissato al 10% l’utilizzo massimo della superficie e a un MW la potenza, regola che non vale per i campi abbandonati da almeno 5 anni. Sul fronte certificati verdi il taglio è del 22% (e non il 30% della prima versione). Forte la mobilitazione suscitata tra gli operatori, le associazioni e i cittadini sia prima del via libera da parte del Governo, sia nei giorni seguenti. Superato lo spettro del tetto degli 8.000 MW nel fotovoltaico oltre il quale sarebbero stati sospesi gli aiuti (misura cancellata nel testo approvato dall’ esecutivo) il decreto continua a scontentare chi opera nel settore delle rinnovabili che mette in primo piano i posti di lavoro (140mila occupati nel settore in totale e 13 mld di fatturato nell’ultimo anno) a rischio ma soprattutto lo sbarramento delle banche ai progetti in corso e i termini della nuova disciplina.

Sono state almeno 14.000 le lettere inviate via mail nei giorni scorsi per fermare il decreto attraverso la mobilitazione web e attraverso Facebook ‘Sos rinnovabili’ che per giovedì 10 marzo ha promosso un incontro pubblico a Roma Parteciperanno le associazioni delle rinnovabili (Anev, Aper, Asso Energie Future, Assosolare, Ises, Gifi) e le associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf, Greenpeace) che prevedono la piazza per la prossima settimana. E i legali delle aziende prendono in considerazione ricorsi a tutto campo anche se vogliono prima leggere la versione che verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Intanto, secondo le prime indiscrezioni, ci sarebbe un nuovo passaggio nel testo che regolerebbe gli incentivi “all’entrata d’esercizio” dell’impianto e non più all’ “allacciamento”, termine questo che non definiva giuridicamente gli spazi temporali e i modi di erogazione degli aiuti e si prestava a interpretazioni diverse.

Sul provvedimento resta critica anche l’opposizione: il decreto sulle rinnovabili, per come è attualmente formulato, rappresenta “una pietra tombale” sull’intero settore, affermano il deputato Ermete Realacci e il senatore Francesco Ferrante entrambi del Pd mentre Sinistra Ecologia Libertà chiede di non affondare un settore in crescita. Per il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, “il Governo ha scelto di sabotare le rinnovabili per favorire il nucleare”

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