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Municipalizzate: nuovo attacco Ue sugli aiuti di stato

Nuova tappa nella partita eterna che vede opposte Italia e Ue sul recupero degli aiuti di stato riconosciuti negli anni ’90 alle ex municipalizzate che si sono trasformate in spa. Ieri la Commissione è tornata all’attacco, e ha chiesto alla Corte di giustizia di multare l’Italia con una sanzione a forfait di 7.140 euro al giorno per il periodo che va dalla sentenza con cui l’Italia era stata condannata (era il 1° giugno 2006, al termine della causa C-207/05) fino alla nuova pronuncia. Il conto, ipotizzando una decisione nei primi mesi del 2011, viaggierebbe in ntorno ai 12 milioni di euro, dopo di che scatterebbe una nuova multa da 65.280 euro al giorno dalla nuova sentenza fino alla completa restituzione. Nei progetti del governo, però, c’è l’intenzione di chiudere i conti prima che scattino le penalità. «La parte più consistente di questi aiuti ? puntualizza il ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi ? è già stata recuperata; i residui sono ostacolati da alcuni ricorsi, ma nelle prossime settimane potrebbero arrivare i verdetti, e ciò accelererebbe le operazioni». Secondo i dati disponibili, i recuperi effettuati hanno superato i 400 milioni, e mancherebbero all’appello tra i 40 e i 50 milioni. In effetti, i tempi per chiudere la partita sembrano più che maturi. Tutto nasce con la finanziaria per il 1996 (governo Dini), che per favorire la trasformazione in spa delle vecchie municipalizzate aveva concesso un’esenzione triennale dall’imposta sul reddito. Nel 2002 la commissione europea l’aveva bocciata (decisione 2003/193 del 5 giugno 2002), insieme ai mutui agevolati offerti dalla Cassa depositi e prestiti, e la Corte di giustizia aveva confermato questo orientamento (con la sentenza del 2006). Contro i recuperi (avviati con l’articolo 27 della legge 62/2005 e l’articolo 1 del Dl 10/2007) si erano mosse le aziende, ma la Corte costituzionale ha gelato la loro protesta con l’ordinanza 36 del 1° febbraio 2009: «Lo stato ha l’obbligo di procedere al recupero», hanno scritto i giudici, e «l’inapplicabilità delle esenzioni doveva essere rilevata dagli stessi beneficiari», che avrebbero dovuto «accertare il rispetto della procedura comunitaria». Nell’autunno scorso le nuove minacce Ue (concretizzate nella decisione di ieri) hanno spinto la maggioranza delle aziende, soprattutto quelle quotate, a pagare, mentre il Dl Ronchi (135/2009) ha escluso dalla base imponibile le plusvalenze da operazioni straordinarie. Quello sulle municipalizzate non è stato l’unico cartellino giallo europeo rimediato ieri dall’Italia. La Commissione ha rinviato il paese alla Corte Ue anche per l’applicazione di una sentenza del 2004 che imponeva la bonifica di tre discariche di rifiuti industriali nell’area ex Sisas fra Pioltello e Rodano, periferia est di Milano. Solo uno dei tre siti è stato bonificato, e il rischio sanzioni supera i 50 milioni, più 196mila euro per ogni giorno successivo all’eventuale nuova condanna. Anche questa è una vicenda «storica» visto che, come ricorda la commissione, la presenza di rifiuti pericolosi nell’area «è nota fin dal 1986». Sempre ieri, infine, la commissione ha chiesto all’Italia di adeguare ai principi Ue la normativa su classificazione e imballaggio delle sostanze chimiche.

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