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Modello catalano con maxidebito

MADRID – Non sarà facile, per il governo guidato da José Luis Zapatero, far quadrare il bilancio (la finanziaria 2011 che verrà presentata il 24 settembre è costruita attorno a un taglio delle spese del 16%) e concordare l’ammontare dei trasferimenti verso le differenti regioni. Queste ultime, infatti, sono perennemente a caccia di fondi per far fronte al cronico aumento dei debiti. È notizia di ieri, della Banca di Spagna, che nel secondo trimestre di quest’anno l’indebitamento delle autonomie spagnole è aumentato del 26,5%, rispetto all’analogo periodo del 2009, al livello record di oltre 104 miliardi, l’equivalente del 9,2% del Pil. A guidare il plotone delle regioni meno virtuose è la Catalogna con una esposizione di 28,77 miliardi, seguita dalla comunità Valenciana, 16,3 miliardi e da Madrid con 12,59 miliardi. Mentre il maggiore incremento (il 186%) l’hanno registrato i Paesi Baschi, seguiti (+55%) dalle Canarie. Qua-nto basta perché Fitch abbia tagliato ieri la notazione dell’Andalusia e della Catalogna. A soffrire non sono comunque solo le regioni. Anche i comuni spagnoli hanno l’acqua alla gola, con debiti alla fine del primo trimestre per oltre 36 miliardi, ben 1,47 miliardi in più rispetto ai tre mesi precedenti. Con la città di Madrid che vanta una esposizione attorno ai 7 miliardi, quantità che è superiore a quanto incassato. Tant’è vero che il governo ha imposto un alt al debito (per tutto il 2011) dei comuni meno virtuosi. Questo il quadro poco idilliaco della Spagna federalista, in attesa di conoscere se la situazione dei conti delle autonomie miglioreranno in futuro, non solo per l’azione di contenimento dei costi varata recentemente, ma anche e soprattutto per l’effetto delle nuove normative che da quest’anno prevedono di trasferire alle regioni il controllo del 50% dell’Irpef raccolta a livello nazionale (prima era il 33%), sul 50% dell’Iva (prima era il 35%) e sul 58% delle imposte speciali (rispetto al 40%). Si tenga conto, a questo proposito che a Madrid e in Catalogna si concentra il 35% dei circa 20 milioni di contribuenti Irpef del paese. Le regioni, sfruttando lo spazio di manovra consentito dalla legge, hanno iniziato una graduale politica di aumento della pressione fiscale. È in questa ottica che la Catalogna ha deciso di aumentare dal 43 al 45% l’aliquota sui redditi superiori a 120mila euro annui e del 4% quella sui redditi oltre i 175mila euro. In questa direzione sono andate anche Andalusia, Baleari e Principato di Asturia. Mentre Madrid (governata dal centrodestra) e ad esempio la Rioja hanno ridotto l’aliquota dello 0,25%. Così come sono state prese misure diverse per quanto riguarda le successioni e i trasferimenti patrimoniali. Come a dire che una delle conseguenze del federalismo è stata anche quella di mettere in concorrenza la politica fiscale delle diverse autonomie.

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