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Mini-Imu, metà dei comuni riscuoterà anche gli spiccioli

Sulla mini-Imu i sindaci sono intenzionati a riscuotere pure gli spiccioli. Circa la metà degli enti interessati dalla scadenza del 24 gennaio ha infatti deciso di abbassare la soglia di esigibilità tributaria, fissata dalla legge a 12 euro.

Secondo i dati della Consulta dei Caf, sono 1.185 su 2.377 i municipi che hanno deliberato di chiamare alla cassa i contribuenti per cifre inferiori a questa soglia. E una settantina di questi comuni hanno addirittura fissato a zero l’importo minimo, con la conseguenza che, almeno in astratto, i cittadini saranno tenuti a compilare F24 o bollettini postali anche per versare pochi centesimi.

Mentre circa 1.100 sindaci hanno deciso di riscuotere importi compresi tra 2 e 11 euro. Solo 35 amministrazioni, invece, hanno scelto di applicare un regime leggermente più favorevole di quello di legge, rinunciando a importi superiori a 12 euro. Ma non si tratta di esenzioni da capogiro, visto che la palma della generosità spetta a Casalpusterlengo (Lodi) che non chiederà nulla ai propri contribuenti se l’ammontare della mini-Imu da pagare dovesse risultare inferiore ai 30 euro.

È bene precisare che i sindaci pigliatutto non hanno fatto altro che avvalersi di una possibilità prevista dalla legge. L’art. 25 della legge n. 289 del 2002 stabilisce infatti che l’importo minimo di 12 euro possa essere derogato dal comune con regolamento.

E la conferma è arrivata anche dal dipartimento delle Finanze nella risposte alle Faq dei contribuenti (si veda ItaliaOggi di ieri). Ma il rischio, fanno notare i Caf, è che l’eccessiva eterogeneità degli importi minimi complichi ulteriormente la vita dei contribuenti.

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