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Mini-Imu, i sindaci nel caos

A 10 giorni dalla scadenza della miniImu l’incertezza regna sovrana. Tra i sindaci e di conseguenza tra i contribuenti. Il Mef non sembra intenzionato a concedere un extra time rispetto all’appuntamento del 24 gennaio, ma alcuni sindaci hanno annunciato che daranno la possibilità di pagare fino al 16 giugno.

E anche sulla esigibilità dei versamenti minimi di 12 euro ognuno fa da sé perché i comuni possono decidere di derogare tale soglia. I Caf lanciano l’allarme. A dieci giorni dalla scadenza della mini-Imu l’incertezza regna sovrana.

Tra i sindaci e di conseguenza tra i contribuenti dei 2.390 comuni interessati al versamento del nuovo obolo (il 40% della differenza tra l’imposta base e quella, con aliquota maggiorata, che si sarebbe dovuta pagare nel 2013) a cui gli italiani sono stati chiamati perché il governo non è riuscito a trovare le risorse necessarie per eliminare del tutto l’imposta. Se infatti alcuni enti, come quelli dell’Anci Emilia-Romagna, escludono la possibilità di concedere un extra time senza applicazione di sanzioni e interessi, altri, come il primo cittadino di Ravenna, Fabrizio Matteucci, annunciano che il 24 gennaio non passeranno all’incasso, ma rimanderanno tutto al 16 giugno.

E anche sulla riscossione dei micro-versamenti ognuno fa da sé. Perché, fermo restando l’importo minimo di 12 euro stabilito dalla legge, i comuni possono decidere di derogare tale soglia. E, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, molti enti non sarebbero proprio in vena di regali.

Anzi. Come riferisce la Consulta dei Caf già moltissimi comuni avrebbero deliberato di riscuotere anche gli importi sotto i 12 euro. «Siamo operativi dal 7 gennaio», spiega il coordinatore della Consulta, Valeriano Canepari, «e in questi giorni c’è già molta ressa, soprattutto nei capoluoghi di regione: in città come Roma, Napoli, Bologna e Milano siamo presi d’assalto e i nostri responsabili sono in diffi coltà».

Il problema della dead line per il pagamento rischia però di diventare particolarmente spinoso. Perché qui si combattono due tesi contrapposte originate da una norma della legge di stabilità 2014 (art. 1, comma 728 della legge 147/2013) che ha prorogato proprio alla data di versamento dell’acconto Imu 2014 (16 giugno) il termine per regolarizzare i versamenti tardivi o parziali della seconda rata Imu 2013 senza il pagamento di interessi e sanzioni. Secondo alcuni questa sanatoria si applicherebbe anche alla mini-Imu.

E così ragionano i sindaci che in queste ore stanno annunciando che non chiameranno alla cassa i contribuenti nel mese di gennaio. La tesi opposta è invece quella sostenuta dal governo. E non potrebbe essere diversamente visto che l’esecutivo ha la necessità di contabilizzare gli introiti della rata nel bilancio 2013. Tra i sostenitori dell’interpretazione più restrittiva c’è come detto anche l’Anci Emilia-Romagna che nella circolare n. 7/2014 non sembra aver dubbi. La circolare afferma che «tardivi o parziali versamenti rispetto a questa data sono soggetti all’applicazione delle sanzioni». Tale affermazione ha due conseguenze:

1) i comuni non potrebbero prevedere una data diversa;

2) chi non paga la mini-Imu non potrebbe avvalersi di quanto previsto dall’art. 1, comma 728, della legge di Stabilità 2014.

Secondo l’Anci, tale norma si riferisce agli insuffi cienti versamenti connessi al pagamento del solo saldo 2013, e non può essere estesa ad adempimenti successivi, come quello del versamento della mini-Imu.

Questa tesi però non convince tutti gli addetti ai lavori che evidenziano come la mini-Imu afferisca al saldo relativo all’anno scorso, dal momento che la prima rata è stata interamente cancellata dal dl 102/2013.

È vero, invece, che l’esimente è applicabile solo all’ipotesi di insuffi ciente o tardivo versamento, e non anche nel caso di omesso versamento.

Condivisibile, invece, l’affermazione secondo cui l’obbligo di versamento della mini-Imu non può essere annullato da una delibera comunale, in quanto, trattandosi di un tributo, questo è per defi nizione indisponibile.

Tuttavia, in assenza di una presa di posizione ufficiale da parte del Mef (e le Faq pubblicate sul sito delle Finanze nulla dicono in merito, si vedano i pezzi nelle pagine successive) i contribuenti non sanno che pesci prendere.

E si rivolgono sempre più disperati ai Caf. La circolare dell’Anci Emilia-Romagna ricorda che la mini-Imu riguarda, oltre che le prime case e relative pertinenze (tranne quelle che il catasto considera “di lusso” e classifica nelle categorie A1, A8 e A9), anche gli immobili equiparati dai comuni ad abitazione principale, le case popolari (coop a proprietà indivisa e Iacp), quelle assegnate al coniuge in sede di separazione o divorzio, gli immobili appartenenti al personale di forze armate, polizia, vigili del fuoco e carriera prefettizia nell’ipotesi di cui all’art. 2, comma 5, del dl 102/2013 e, infine, i terreni agricoli o coltivati posseduti o condotti da coltivatori diretti o iap. Restano fuori i fabbricati rurali strumentali (in quanto i comuni non possono aver fissato aliquote superiori allo 0,2% di legge) e i c.d. beni merce.

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