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Mini-Imu e Tares, caos sui pagamenti

A Roma il caos-Tares si è manifestato in tutte le sue espressioni possibili, perché il Comune aveva addirittura approvato una scadenza diversa (il 16 gennaio) da quella poi stabilita dalla legge nazionale (il 24 gennaio) e perché gli strumenti di pagamento per il saldo sui rifiuti e per la cosiddetta “maggiorazione Tares” sono diversi.

Ma da Milano, dove i bollettini non sono arrivati a tutti e in alcuni casi erano errati, a Pescara, che come tanti altri Comuni ha (legittimamente) scelto il 31 gennaio per la scadenza del saldo Tares, le variabili sembrano impazzite.

Entro venerdì vanno pagate la “maggiorazione Tares”, che coi tributi ambientali non c’entra nulla ed è un’una tantum statale, e la «mini-Imu», cioè la quota di imposta municipale sull’abitazione principale non abolita nei Comuni che hanno alzato l’aliquota rispetto al 4 per mille standard (ieri la commissione Finanze della Camera l’ha approvata senza modifiche rispetto al Dl originario): due “code” dei tributi 2013, mentre già si discute delle imposte 2014, con il risultato che i centri di assistenza fiscale, prima di tutto a Roma come accaduto prima a Milano, sono presi d’assalto da contribuenti disorientati, che non sanno che cosa devono pagare e come.

Sul versante Tares, il cuore del problema è la “maggiorazione” da 30 centesimi al metro quadrato, che come il tributo ambientale vero e proprio interessa sia i proprietari sia gli inquilini. Il suo nome è legato alla versione originaria della “maggiorazione”, che doveva andare ai Comuni per finanziare una quota dei «servizi indivisibili» (illuminazione pubblica, manutenzione strade e verde, anagrafe eccetera) ma è presto tramontata: la “maggiorazione” è in realtà un tributo statale, che si paga solo in relazione al 2013 e dopo il 24 gennaio dovrebbe tramontare definitivamente.

In molti Comuni (per esempio a Milano) la partita è stata chiusa il 16 dicembre, con l’invio dei moduli ai contribuenti per versare sia il saldo Tares sui rifiuti sia la maggiorazione da girare allo Stato: tutto bene, in teoria, anche se non sempre lo sforzo organizzativo è andato a buon fine perché per esempio lo stesso sindaco, Giuliano Pisapia, ha raccontato di aver ricevuto un bollettino sbagliato, che elencava proprietà immobiliari che il sindaco non ha.

Molto peggio sta andando a Roma, che è solo il più grande fra i Comuni che non sono riusciti a raccogliere la maggiorazione entro la scadenza originaria del 16 dicembre e chiamano di conseguenza i cittadini alla cassa entro venerdì prossimo 24 gennaio.

Nel bilancio di “previsione” 2013 approvato a dicembre, in realtà, il Campidoglio aveva fissato una scadenza diversa, il 16 gennaio, ma qualche giorno dopo la legge di stabilità (comma 680) ha introdotto la scadenza “nazionale” del 24: in questo quadro caotico, sono stati recapitati bollettini con le vecchie scadenze, che hanno contribuito alla confusione generale dei contribuenti e all’assalto ai centri di assistenza fiscale. Una variabile ulteriore, non solo romana, riguarda le modalità di pagamento: il saldo del tributo sui rifiuti si può versare con lo stesso strumento utilizzato per le prime rate, mentre la maggiorazione va versata con F24, per cui i contribuenti si sono visti chiedere la Tares con il bollettino postale e la maggiorazione con il modulo delle entrate. Ulteriore problema: tanti Comuni hanno messo in calendario il pagamento del saldo 2013 del tributo sui rifiuti per il 31 gennaio, ma non possono spostare la “maggiorazione” statale dal 24, per cui finiscono per imporre ai contribuenti due appuntamenti nel giro di sette giorni.

A generare il caos, in realtà, sono state le continue revisioni alla disciplina nazionale, che prima hanno abbozzato un tributo locale, poi l’hanno trasformato in una “maggiorazione” nazionale e infine hanno stabilito date di pagamento scoordinate rispetto alle regole comunali. Le amministrazioni locali, a loro volta, spesso non hanno mostrato particolare entusiasmo nel sobbarcarsi la procedura di riscossione di un tributo che finisce integralmente allo Stato, con il risultato che ritardi ed errori sono stati all’ordine del giorno. Unica consolazione: nel caso della “maggiorazione” Tares non ci saranno sanzioni al contribuente che non paga perché non ha ricevuto il bollettino dal Comune. La «mini-Imu», invece, funziona in “autoliquidazione”, per cui tocca in ogni caso ai proprietari fare i calcoli e pagare.

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