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Mini-Imu conl’insidia dei versamenti minimi

Attenti ai piccoli importi. La mini-Imu da versare entro il 24 gennaio in alcuni casi sarà tutt’altro che mini, e arriverà a superare i 100 o 150 euro. Ma in molte altre situazioni l’importo sarà vicinissimo alla soglia minima al di sotto della quale non si deve pagare nulla.
Quale soglia? Dipende. Se il Comune non ha preso posizione – abbassando o aumentando l’importo – vale la regola statale secondo cui si paga solo da 12 euro in su.
Ma non è detto che la decisione municipale sia così facile da trovare: potrebbe essere nella delibera Imu 2013, in quella approvata nel 2012, oppure nel regolamento Imu, o ancora nel regolamento sulle entrate locali.

Le variabili taglia-rata
La mini-Imu è, di fatto, la “coda” dell’Imu 2013 sulla prima casa, che non è stata azzerata del tutto. Va pagata nei 2.400 Comuni che hanno deliberato una tassazione sull’abitazione principale superiore al livello base, ed è pari al 40% della differenza tra l’Imu calcolata con l’aliquota comunale e quella con l’aliquota statale dello 0,4 per cento.
L’importo medio della mini-Imu nei capoluoghi di provincia spazia dai 95 euro di Milano ai 14 euro di Grosseto, passando per i 54 di Belluno e i 33 di Campobasso (si veda la tabella a destra). Si tratta, però, di somme calcolate sulla rendita catastale media cittadina – escluse le abitazioni di lusso che hanno versato l’Imu piena – e conteggiando una detrazione di 200 euro, senza incrementi per i figli.
Anche se la media è quasi sempre sopra i 12 euro, ci sono alcune variabili che possono abbassare il versamento fino a portarlo sotto il minimo. E che proprio per questo vanno monitorate con attenzione mentre si calcola l’imposta. Vediamole nel dettaglio.

– Il primo fattore che riduce la mini-Imu è la rendita catastale particolarmente bassa. Non solo per immobili con pochi vani catastali, ma anche per quelli in categorie “povere”. A Torino, per esempio, il versamento medio cittadino è 88 euro, ma tra le case accatastate in A/4 (categoria popolare) scende a 27 euro, mentre tra quelle in A/2 (categoria civile) sale fino a 152 euro. Ed è appena il caso di ricordare che non sempre queste classificazioni corrispondono al reale valore di mercato degli immobili.

– Anche quando l’aliquota comunale è poco superiore allo 0,4% il versamento si assottiglia, perché si riduce la differenza tra importo annuo comunale e statale: basta pensare ai 19 euro di pagamento medio per Teramo, dove il prelievo è allo 0,46 per cento.

– Un altro fattore che lima l’importo dovuto è la presenza di detrazioni extra per i figli – 50 euro per ogni convivente under 26 – o di sconti particolari decisi dal Comune, anche se è raro che ci siano città con bonus e aliquote oltre lo 0,4 per cento.

– Non vanno poi dimenticate tutte quelle situazioni in cui un immobile ha avuto i requisiti «abitazione principale» per meno di 12 mesi, per esempio perché il proprietario l’ha acquistato e poi vi ha preso la residenza solo dopo aver finito i lavori di ristrutturazione, magari il 1° luglio. In questo caso, la mini-Imu sulla prima casa si dimezza.

– Un’ultima variabile è la presenza di più comproprietari, che impone di dividere il totale in due o più obbligazioni tributarie autonome.

Il codice giusto
Se l’importo annuo dovuto è inferiore alla soglia, il contribuente non deve fare nulla. Altrimenti, può scegliere per il pagamento il bollettino postale o il modello F24.
Gli importi vanno arrotondati all’unità di euro per ogni singolo rigo d’imposta, in questo caso quello relativo all’abitazione principale e alle sue pertinenze, contraddistinto dal codice tributo «3912».

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