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Milleproroghe, corsa contro il tempo

ROMA – Un tira e molla lungo un giorno. Dal momento in cui l’altro ieri alla Camera il presidente Gianfranco Fini ha letto i rilievi di incostituzionalità recapitati dal Colle al milleproroghe, ci sono volute più di 24 ore per arrivare alla decisione finale: questa mattina il governo porrà la questione di fiducia per ottenere il via libera di Montecitorio e spedire il testo rivisto, e alla fine solo ritoccato, al terzo giro di boa del Senato. Domani scenderanno in campo le due commissioni Bilancio e Affari costituzionali di Palazzo Madama per poi spedire all’aula, con una lettura lampo (sono vietati interventi pena la decadenza del decreto prevista per la mezzanotte di domenica), il testo del nuovo maxiemendamento. L’appuntamento è di quelli da rifarsi il trucco ed è già fissato per le ore 14 di sabato con l’avvio delle dichiarazioni di voto per l’approvazione definitiva del decreto legge in diretta televisiva. Il nuovo maxiemendamento al milleproroghe su cui oggi il governo porrà la questione di fiducia è stato ufficializzato soltanto ieri sera dopo una giornata di tentativi di mediazione, accuse di stato confusionale all’Esecutivo, impuntature, nuove richieste di modifica e il consueto gioco delle parti tra chi, sia all’interno della maggioranza che dell’opposizione, chiedeva un intervento responsabile e di assoluta trasparenza con il ritorno al testo iniziale del governo e un possibile ripescaggio delle modifiche apportate dal Senato in un successivo decreto, e chi invece spingeva comunque per portare a casa il decreto come licenziato da Palazzo Madama salvando così di fatto interessi ormai trasversali all’intero arco costituzionale. La prima soluzione, comunque, l’ha messa sul piatto, di buon mattino, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che dopo un veloce incontro con il capo dello Stato per informarlo ufficialmente sulla situazione in vista del G20, ha preso la parola nell’aula di Montecitorio annunciando che «il governo era disponibile a cambiamenti», ed elencandole. Alla fine si tratta di due modifiche e sette soppressioni che portano il conteggio definitivo dei commi del milleproroghe a 189 rispetto ai 196 licenziati da Palazzo Madama. Tra le norme modificate ci sono le novità introdotte sull’anatocismo degli interessi bancari. Una modifica, in realtà, non annunciata in aula ufficialmente ma frutto di uno di quei tanti confronti che si sono registrati all’interno della stessa maggioranza. Infatti il gruppo dei responsabili, subito dopo le comunicazioni del governo e per tutta la giornata di ieri aveva legato il suo voto al decreto alla completa cancellazione della norma sull’anatocismo. Alla fine della giornata, però, nel maximendamento viene precisato che la prescrizione dei diritti nascenti nel caso di anatocismo non comporta la restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del milleproroghe (con tutta probabilità dal 28 febbraio prossimo). Accompagnata da qualche tinta di giallo anche l’altra modifica sugli incroci tra tv e giornali. Inizialmente si sarebbe parlato di una cancellazione tout court del divieto di acquisto di giornali da parte dei proprietari di gruppi televisivi, il che avrebbe aperto la strada al possibile shopping della carta stampata da parte, ad esempio, di Murdoch, Telecom o Mediaset. La scelta finale dell’esecutivo, invece, è stata quella di cancellare le modifiche apportate dal senato ovvero i limiti di ricavi dell’8% e del 40% oltre i quali sarebbe dovuto scattare il divieto di incrocio e l’allungamento al 2012 del blocco che resta soltanto fino al 31 dicembre prossimo. Tra le norme cancellate definitivamente ci sono l’assunzione per provincia dei precari della scuola, la riorganizzazione degli uffici della Consob, la norma sul salvamento acquatico, così come quella sugli immobili acquisiti a seguito di esproprio per Roma capitale. Sempre per Roma, ma anche per Milano, salta la misura sul numero degli assessori e dei consiglieri del Comune che non potrà aumentare oltre quello dei 12 già previsto a luglio. Salta anche la carica settennale per il presidente dell’Autorità per la vigilanza dei lavori pubblici. Cancellata la proroga delle concessioni agli operatori danneggiati dai fenomeni vulcanici dell’Etna. Sempre al Sud, infine, esce sul filo di lana la norma sugli abusi edilizi in Campania. Dopo essere stata elencata da Tremonti ed esaminata nelle commissioni anche dal comitato dei 18, la norma che bloccava le ruspe fino al prossimo 31 dicembre per le demolizioni delle case abusive in Campania non ha più trovato posto. Ma su questa partita, in nottata, potrebbe arrivare qualche ulteriore sorpresa.

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