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Meno aiuti al fotovoltaico del Sud

Da un lato, le agevolazioni al fotovoltaico saranno perequate, cioè livellate a livello nazionale in base ai gradi-giorni toccati per singola zona climatica del paese. Tradotto: saranno tagliati gli incentivi al Sud. Dall’altro, saranno semplificate le attività di costruzione e ristrutturazione dei piccoli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili: ogni opera riguardante impianti di potenza massima di 20 Kw non sarà più soggetta alla disciplina della segnalazione certificata d’inizio attività (Scia). Ma verrà considerata un semplice intervento di manutenzione ordinaria. Mentre, per gli impianti compresi tra 20 e 200 kw, bisognerà presentare segnalazione certificata d’inizio attività all’amministrazione competente. Sono queste le due principali novità in fatto di energie rinnovabili, contenute nella bozza di decreto sviluppo, a cui sta lavorando il governo. Per il passato, invece, non v’è traccia al momento del condono tombale degli impianti fotovoltaici abusivi; cioè di quella sorta di sanatoria a fronte di una possibile oblazione di 10 euro per kw installato (ne occorrono in media 3 per famiglia), di cui nei giorni scorsi avevano parlato alcuni organi di stampa. La perequazione degli incentivi: più sole, meno agevolazioni. La norma contenuta nella bozza di decreto non dice molto. Annuncia l’applicazione di «un correttivo perequativo» collegato ai gradi-giorni delle zone climatiche del paese, «in modo da uniformare il valore dell’agevolazione su tutto il territorio nazionale». In sostanza, la misura delle agevolazioni verrebbe ricondotta agli stessi parametri utilizzati per stabilire i calendari di accensione e spegnimento delle caldaie. Per misure e modalità di applicazione del meccanismo perequativo, il governo rinvia a un futuro decreto interministeriale. Si può, però, già anticipare che l’introduzione di un sistema di perequazione geografica degli incentivi comporterà la riduzione degli incentivi statali per gli impianti installati nelle aree del paese a maggior irraggiamento. Si tradurrà, quindi, in un calo sensibile degli incentivi per il fotovoltaico nelle regioni del Sud Italia. La semplificazione per i piccoli impianti. Il decreto dispone che l’obbligo di incassare l’autorizzazione unica dalla regione (o un suo ente delegato) prima di costruire, mettere in esercizio o ristrutturare impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, rimanga per i soli impianti con potenza superiore a 200 kw. La semplificazione riguarda anche gli interventi di modifica, potenziamento, riattivazione e rifacimento (totale o parziale) degli impianti stessi. E tutte le opere e le infrastrutture connesse alla costruzione e all’esercizio degli impianti in questione. Per quanto riguarda, invece, tutti gli interventi relativi a impianti con potenza compresa tra 200 e 20 kw, il decreto sviluppo prevede che siano sottoposti alla sola disciplina Scia (segnalazione certificata di inizio attività). Infine, ancora più facile sarà costruire e mettere in esercizio piccoli impianti di potenza inferiore a 20 kw: questi non saranno neanche soggetti alla disciplina Scia. Stessa cosa per gli interventi di ristrutturazione e le opere e le infrastrutture a essi connesse. Il condono, secondo indiscrezioni, sarebbe impostato su un sistema di silenzio-assenso della p.a. Un dispositivo piuttosto difficile da applicare, visto che la costruzione di impianti fotovoltaici è soggetto all’obbligo di «Via», valutazione di impatto ambientale. E il mancato rispetto di questo vincolo ha ricadute penali. Dunque, la scelta sul punto sarà tutta politica, visto che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, i tecnici ministeriali stanno comunque lavorando alla misura. E la platea degli interessati potrebbe essere potenzialmente enorme, visto che l’Autorità per l’Energia stima in circa 22 mila i progetti che non hanno ancora ricevuto un’autorizzazione, con richieste pari a150 mila MW di potenza elettrica (cioè il triplo della domanda di elettricità del paese). Due numeri. Per la cronaca, secondo stime Gse, gli impianti in esercizio oggi in Italia sarebbero per oltre 11 mila Mw (con previsione 12 mila mw entro fine anno). Mentre a fine 2010 gli allacci alla rete valevano per 3.500 mw. In sostanza, nel solo 2011 sarebbero stati allacciati 8.500 mw a fotovoltaico, di cui però 3700 mw deriverebbero dalla legge salva Alcoa (n. 129/2010) e graverebbero sul Secondo conto energia e non sul quarto. Se i conti tornano, i residui 4.800 mw allacciati nel solo 2011 avrebbero già esaurito la quota di potenza installabile messa a disposizione dal quarto conto energia, quantomeno fino a fine 2013. Che prevede fino a 2.690 kw incentivati nel periodo 2011/2012 e fino a 5030 mw incentivabili entro il 2013.

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