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Manovra, tagli differenziati per le regioni

Dai tagli alle regioni alla stretta sulle assicurazioni, dai certificati verdi al catasto, dalle riduzioni per i ministeri alle stock option e i pedaggi. Sono molte le misure della manovra su cui i tecnici del Servizio Bilancio e del Servizio Studi di Montecitorio accendono i riflettori e chiedono ulteriori chiarimenti al governo. Questi i principali dubbi degli esperti di Montecitorio.

TAGLI REGIONI: il taglio dei trasferimenti, secondo i tecnici, “non appare sufficiente a garantire un miglioramento del fabbisogno e dell’indebitamento netto equivalente a quello iscritto ai fini del saldo netto da finanziare”. Secondo gli esperti di Montecitorio servono “regole di bilancio che impongano obiettivi differenziati”. A tal proposito, il Ministro degli affari regionali, Raffaele Fitto rispondendo al presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, ha affermato che i saldi della manovra non sono modificabili, ma ci sono i tempi e le volontà politiche per un patto Governo-regioni-enti locali. “Esistono i tempi e le volontà politiche del Governo, delle regioni e degli enti locali – ha detto Fitto – affinché possa essere siglato un patto che partendo dal dato, non più modificabile, dell’entità della manovra e della sua distribuzione per comparto, impegni tutte le parti nella ricerca di soluzioni appropriate per individuare le voci di spesa da sottoporre a riduzione”. “Un importante contributo in questa direzione potrà giungere dall’attuazione del federalismo fiscale e in particolare dai prossimi decreti su fiscalità di regioni ed enti locali. Credo che da questa situazione di difficoltà economica e finanziaria – ha concluso il ministro – possa emergere una positiva e, per certi versi nuova, modalità di collaborazione istituzionale che responsabilizzi tutti i livelli di governo nella gestione e nel controllo della spesa pubblica”.

ASSICURAZIONI: tornando alle valutazioni di Montecitorio, la stima di gettito secondo i tecnici è “condizionata dall’ipotesi assunta circa l’ammontare della variazione delle riserve tecniche obbligatorie, la cui consistenza annua presenta una notevole variabilità, per effetto di fattori riconducibili all’andamento del mercato delle polizze ramo vita ed alla tipologia dei prodotti”. Viene segnalato anche il “parziale contrasto” fra la prima relazione tecnica dell’emendamento che ha introdotto la norma e quella della modifica apportata il maxiemendamento del governo che pur allentando la stretta ha previsto un gettito maggiore (264 milioni invece di 234 stimati inizialmente). “Tale differenza fa sì che – si legge – rispetto al testo approvato in commissione, si riduca dal 10 al 4 per cento la quota non deducibile della variazione delle riserve, il maggior gettito atteso sia superiore a quello in precedenza stimato”.

QUOTE LATTE: i tecnici chiedono di fornire chiarimenti sui dati relativi alla quantificazione dell’onere non esplicitati dalla relazione tecnica, con particolare riferimento all’ammontare delle rate di prelievo in scadenza al 30 giugno 2010 e ai loro elementi costitutivi (massa debitoria complessiva, durata e scadenze del debito, interessi dovuti, numero di aziende interessate). Andrebbe inoltre chiarito se, ai fini della quantificazione, l’onere “corrisponda esclusivamente al costo della provvista finanziaria necessaria a compensare i mancati introiti”. Infine, dal momento che le risorse pari a 5 milioni vengono garantite dal Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi permanente di natura corrente, i tecnici chiedono di acquisire dal governo “un prospetto riepilogativo delle disponibilità residue del Fondo”.

STOCK OPTION: sull’addizionale del 10%applicata alla quota degli emolumenti variabili e delle stock options eccedente il triplo della parte fissa della retribuzione, i tecnici “ai fini della verifica della stima” chiedono che “i parametri su cui si fonda la quantificazione fossero suffragati da elementi oggettivi di riscontro”. C’è il rischio di “una sovrastima del maggior gettito atteso, in considerazione del fatto che la base imponibile dell’addizionale sembra limitarne l’applicazione ad un numero ristretto di soggetti, con funzioni apicali nel settore”. A questo proposito si richiedono chiarimenti al governo.

CERTIFICATI VERDI: per escludere l’insorgenza di maggiori oneri, secondo i tecnici, andrebbero acquisiti chiarimenti in ordine ai seguenti aspetti: entità e natura delle somme che si prevede di introitare; effetti contabili dell’operazione delineata dal testo e dalla relazione tecnica (considerando sia l’attuale titolarità delle somme che possono essere ricavate dalla risoluzione delle convenzioni sia l’imputazione dei relativi risparmi); modalità di utilizzo di tali risorse per finalità di spesa.

PEDAGGI ANAS: secondo i tecnici di Montecitorio la relazione tecnica riferita al testo originario del provvedimento, con riferimento al pedaggiamento forfetario in vigore fino al 2011, “non fornisce in maniera esaustiva gli elementi per il calcolo delle maggiori entrate in capo all’Anas, cui corrispondono minori oneri per la finanza pubblica”. In particolare, rilevano, “non vengono forniti i dettagli relativi al numero di veicoli che rientrano, rispettivamente, nelle classi di pedaggio A e B e quelli che rientrano nelle classi 3, 4 e 5 né le modalità con cui è stato calcolato il vincolo che impone all’incremento di non eccedere il 25% del pedaggio altrimenti dovuto”.

CASE-FANTASMA: per valutare la congruità delle stime della relazione tecnica, secondo i tecnici, è “necessario acquisire ulteriori elementi informativi sui dati di base utilizzati e sulla loro natura”. In particolare, la relazione afferma che il numero delle unità immobiliari che si ritiene di recuperare a tassazione (1,3 milioni di unità) e la corrispondente rendita catastale (627 milioni di euro) rappresentano stime effettuate sulla base dei dati forniti dall’Agenzia del territorio. “Andrebbero pertanto forniti i dati alla base di tali elaborazioni e chiarita la metodologia attraverso la quale si sia pervenuti a tali parametri di stima”, sottolineano.

TAGLI MINISTERI: sull’ulteriore taglio lineare del 10%, secondo è tecnici, “è opportuno, acquisire un chiarimento da parte del governo, in merito alle modalità di armonizzazione” tra la prima misura di riduzione già prevista in manovra e i nuovi tagli “al fine di poterne valutarne la praticabilità nonché l’effettività complessiva”. In particolare, precisano, “sarebbe opportuno che il governo esplicitasse, per amministrazione e per missione, l’importo relativo alla spesa registrata a consuntivo nel 2009 (al netto delle somme destinate al ripiano dei debiti pregressi) al fine di consentire una valutazione della stringenza del vincolo programmatico proposto”.

I NUMERI: le modifiche introdotte al Senato alla manovra correttiva rispetto al testo originario “determinano un maggior contributo alla manovra netta da parte delle entrate, dal 35,5 in media nel triennio nel testo iniziale al 37,8 per cento nel testo all’esame della Camera”. “All’interno della spesa – si legge ancora – si riduce l’apporto assicurato da quella in conto capitale (dal 4,6 al 3,1 per cento)”.

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