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Manovra, spiragli per i minicomuni > DOSSIER

“Sono moltissime le proteste che stanno giungendo dai territori all’Associazione circa i contenuti della manovra. Desta invece stupore il fatto che da parte del Governo, fino ad oggi, non ci sia stata nessuna apertura al confronto, più volte richiesto, sulle norme che riguardano i comuni contenute nella cosiddetta manovra-bis”. Lo afferma l’Anci i che pone all’ordine del giorno della riunione straordinaria di oggi “Valutazioni e decisioni sugli effetti della manovra finanziaria sui comuni”. Alla riunione hanno già confermato la presenza un folto numero di sindaci di città metropolitane, comuni grandi, medi e piccoli. Il direttivo sarà preceduto da una riunione congiunta della Consulta Anci dei piccoli comuni, della Commissione comunità montane Anci e del Coordinamento delle unioni di comuni. La riunione del direttivo farà quindi il punto della situazione sui contenuti della manovra finanziaria varata dal Governo, a pochi giorni dalla mobilitazione nazionale promossa dall’Anci per il 29 Agosto a Milano. Il tutto mentre qualche spiraglio di soluzione sembra comunque profilarsi. “La questione dei piccoli comuni nella manovra è in fase di soluzione” ha garantito ieri in serata il parlamentare del Pdl e presidente facente funzioni dell’Anci, Osvaldo Napoli, che domani mattina incontrerà il segretario del partito, Angelino Alfano. “Sarà un incontro estremamente importante – aggiunge Napoli – ma si può dire che la questione dei piccoli comuni è in fase di soluzione”.
“Siamo di fronte ad una manovra economica, che chiede agli enti locali, specialmente ai comuni, sacrifici superiori a quelli sostenibili. I comuni sono fortemente penalizzati dopo che per dieci anni si sono richiesti agli enti locali già notevoli sacrifici”, ha commentato il sindaco di Torino Piero Fassino, che ha incontrato ieri i rappresentanti dell’Anci piemontese. Per Fassino “siamo arrivati ad un limite al di sotto del quale i comuni non sono in grado di garantire servizi fondamentali per i cittadini e con questa realtà devono fare i conti tutti, anche i partiti di governo, i cui amministratori locali esprimono lo stesso disagio che esprimo io”. Chiedere, dunque, la revisione della manovra, prosegue il primo cittadino del capoluogo piemontese, “chiedere che i comuni non vengano penalizzati non è una rivendicazione di parte, ma una rivendicazione che viene da tutto il sistema degli enti locali, da tutti i sindaci, da tutti i presidenti di provincia e di regione”. “Non è un caso – ha detto, a questo proposito Fassino – che le ragioni di preoccupazione che manifesto io siano le stesse di Fontana, sindaco della Lega Nord di Varese, di Tosi, sindaco leghista di Verona, di Alemanno, sindaco di Roma, del Pdl. I problemi che i comuni hanno di fronte sono, infatti, uguali per tutte le amministrazioni, qualunque sia il loro colore politico”.  Un dato di fatto, questo, di cui “il governo deve tenere conto ed ho apprezzato il fatto che il ministro Maroni, nei giorni scorsi, abbia detto chiaramente che non si può chiedere ulteriormente ai comuni di ridurre le loro disponibilità e risorse perché questo vorrebbe dire mettere in discussione la possibilità di onorare le aspettative dei cittadini”.
Sull’impatto del decreto-legge n. 138 del 2011 le amministrazioni cominciano intanto a fare i primi calcoli. Con la manovra bis da 45,5 miliardi, per esempio, in Toscana scompariranno le province di Massa Carrara, Pistoia e Prato (con meno di 300mila abitanti e una superficie inferiore ai 300mila metri quadrati) e 19 piccoli comuni. Con un risparmio “irrisorio” secondo i sindaci delle piccole comunità della Regione che ieri si sono riuniti a Firenze (molti collegati con una webcam) nella sede dell’Uncem Toscana. Con loro, Alessandro Cosimi, presidente Anci Toscana, Andrea Pieroni, presidente Upi Toscana, Andrea Barducci, presidente di Legautonomie Toscana, Enrico Borghi, vicepresidente Anci con delega alla Montagna, Mauro Guerra, vicepresidente Anci, Pierandrea Vanni, coordinatore piccoli comuni Anci Toscana, Ricccardo Nencini, assessore regionale ai rapporti istituzionali e Oreste Giurlani, presidente Uncem. “Se venissero tagliati i 1.900 piccoli comuni italiani – dice Giurlani – il risparmio sarebbe di 15 milioni di euro e scomparirebbe una rappresentanza democratica importantissima. Se si pensa che la riduzione dei parlamentari porterebbe ad un risparmio immediato di 150 milioni di euro l’anno si capisce bene dove si dovrebbe operare per dare un duro colpo ai costi della politica. Un consigliere, invece, prende a seduta 14 euro netti e ogni anno se ne fanno al massimo 10. Un assessore mediamente riceve un’indennità di 90 euro netti e un sindaco, sotto i mille abitanti, 900 euro mensili”. Per il 29 agosto, le piccole realtà locali hanno annunciato una protesta a Roma, in concomitanza con quella prevista a Milano. “Ci saranno anche gli amministratori delle grandi città, perché sarà la protesta di tutti gli enti locali contro l’insieme dei tagli – ha detto il vicepresidente Anci, Guerra – La nostra non è la mobilitazione di una casta e parlare di 54mila poltrone tagliate è un insulto: spesso chi fa politica nei piccoli comuni fa soltanto volontariato civico. Noi chiediamo l’abolizione dell’articolo 16 dalla manovra e l’apertura di un tavolo per promuovere una gestione associata dei servizi nei piccoli comuni, mantenendo tutti i presidi locali”.

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