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Manovra, per gli ambientalisti misure anti-natura

Non guarda “al futuro”, anzi è “recessiva” in campo economico quanto in quello ambientale: dalla Robin tax sulle imprese energetiche che tassa anche le fonti rinnovabili, ai condoni con cui si bloccano le demolizioni delle case abusive in Campania (a luglio), la manovra “non offre prospettive” al Paese, e anzi viene ritenuta ‘povera’ di interventi per lo sviluppo e ‘ricca’, invece, di misure anti-natura. Prima Legambiente, oggi in piazza a sostegno dello sciopero della Cgil, e poi il Wwf Italia bocciano così il provvedimento economico, che viene ritenuto non solo “depressivo” ma anche in grado di acuire “disuguaglianze e precarieta”’. Il primo dei capitoli che la manovra dovrebbe cancellare – affermano entrambe le associazioni ambientaliste – riguarda la ‘Robin tax’ sulle rinnovabili.
Nata per le società energetiche, la tassa è stata estesa anche ai produttori di fonti pulite. “Un non senso” e una mancanza di strategia, riflettono, dal momento che da un lato le stesse società ‘verdi’, che dovrebbero pagare di più, ricevono degli incentivi da parte dello Stato. Senza contare che la misura non guarda “agli obiettivi europei su clima ed energia”. Una battaglia, questa delle rinnovabili, che riguarda un settore con un indotto pari a circa 50.000 addetti e che dovrebbe giungere a oltre 150.000 occupati nel 2020. Legambiente ricorda poi che la manovra di luglio aveva già salvato “la centrale Enel di Porto Tolle” in corso di riconversione a carbone. Per Legambiente – che prende in esame le norme contenute sia nella manovra di luglio che in quella di agosto – su tutti svetta “l’attacco perpetrato a danno del territorio” a cominciare “dal via libera a un’edilizia selvaggia”. Per esempio, con l’introduzione del silenzio assenso “anche per le operazioni edilizie piu’ complesse” con il pericolo “di trasformare il territorio in un coacervo di interventi” disorganici aggravando “il rischio idrogeologico, oltre ad allargare le maglie all’abusivismo”. Desta “molta preoccupazione” la proposta (sempre nella manovra di luglio, art. 33) “di costituire fondi d’investimento immobiliari” per “valorizzare o dismettere il patrimonio immobiliare di regioni, province e comuni”. Così come “le ipotesi di condono, di sospensione degli abbattimenti delle costruzioni abusive in Campania” (60.000 in 10 anni soltanto in questa regione, secondo l’ultimo rapporto Ecomafie), o la “reintroduzione del diritto di superficie sulle spiagge per 90 anni”, riproposti di recente con alcuni emendamenti del Pdl. Legambiente chiede, pertanto, che a pagare sia chi sfrutta la natura, “chi sfrutta il demanio, le cave, le sorgenti idriche, le case sfitte”. Infine, osservano le associazioni, con la manovra si tenta di “annullare” i risultati del referendum sui servizi pubblici locali. Vengono riproposte – nel Titolo II, spiega Legambiente – “le norme abrogate dalla volontà popolare” come, per esempio, le date di scadenza per le prossime privatizzazione e premi in denaro per gli enti locali che lasciano il mercato.

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